di Giovanni Macrì
Storia di isolamento, fragilità e solitudine la tragedia scoperta nella serata di ieri, 8 febbraio, in un’abitazione di via Giovan Filippo De Lignamine, a Zafferia, frazione diMessina. All’interno del loro appartamento sono stati trovati senza vita due uomini, padre e figlio, rispettivamente di circa 80 e 50 anni, che vivevano insieme ed entrambi facevano fronte a condizioni di salute molto precarie.
Un altro figlio della famiglia, residente in un’altra città, non riusciva da giorni a mettersi in contatto con loro. Preoccupato, ha chiamato la polizia. Gli agenti sono poi entrati nell’appartamento forzando una finestra e hanno trovato i corpi senza vita dei due uomini in stanze diverse.
Al momento non sono stati riscontrati segni di violenza sui corpi e non ci sono indizi di intossicazione da monossido di carbonio (assenza di stufe accese o fonti di combustione nell’appartamento).
Entrambi soffrivano di gravi problemi di salute e l’ipotesi prevalente è che si tratti di cause naturali o conseguenze del loro stato di salute e dell’isolamento. Tra le ricostruzioni al vaglio degli inquirenti c’è la possibilità che il figlio, già malato, sia stato colpito da un malore improvviso che non gli ha lasciato scampo. Il padre, allettato e completamente dipendente dalle cure del figlio, potrebbe essere morto poco dopo, rimasto senza assistenza.
Dal magistrato di turno, chiamato sul luogo, è stata disposta un’autopsia. Le salme sono state, infatti, trasferite presso il locale nosocomio messinese, “Ospedale Papardo”, per chiarire con esattezza le cause della morte.
La tragica scoperta è avvenuta solo dopo giorni di silenzio e distanza. Da una prima analisi, il medico legale, la dottoressa Daniela Sapienza, pone la loro morte a circa 72 ore dalla scoperta, evidenziando quanto possa pesare l’isolamento sociale, soprattutto tra anziani o famiglie con fragilità sanitarie.
C’è da evidenziare che la tragedia non è solo come sono morti, ma quando sono stati trovati. Queste sono storie fanno male perché: non c’è un “colpevole” evidente, non c’è rumore, solo vuoto. Ti fanno pensare che possa succedere ovunque, anche accanto a noi. È una morte che non grida, ma pesa... tantissimo. E quasi sempre emergono gli stessi elementi: famiglie spezzettate, figli lontani per lavoro o vicini che “non vogliono disturbare”, servizi sociali che arrivano tardi o non arrivano, persone fragili che diventano invisibili
Non è un disinteresse cattivo, è abitudine all’assenza!
Questa non deve essere solo una notizia di cronaca, ma un campanello d’allarme. Molti di questi casi si potrebbero evitare con cose piccole: una telefonata regolare, un vicino che bussa, un medico di base che segnala una situazione fragile, una rete, anche minima.
La solitudine non uccide in un giorno, ma uccide a lungo e lentamente. Un dramma umano consumato nel silenzio di una casa.
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