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di  Fiore Sansalone

Sono caduti all’improvviso, da venti metri d’altezza, mentre stavano facendo il proprio lavoro.

Un cestello che si inclina, un perno che cede — e tre vite che si spezzano nel giro di pochi secondi. Ciro Pierro, 62 anni; Luigi Romano, 67; Vincenzo Del Grosso, 54. Tre padri, tre lavoratori esperti, tre cittadini che oggi non ci sono più. Napoli piange, ma deve anche interrogarsi. Perché queste morti non sono una fatalità: sono una sconfitta collettiva.

Questa non è cronaca nera. È cronaca sociale. È la fotografia impietosa di un Paese in cui si continua a morire di lavoro. La chiamano “morte bianca”, ma non ha nulla di pulito. Queste morti sporcano le coscienze. Sono il risultato di sistemi di controllo inadeguati, di formazione carente, di una cultura della sicurezza che ancora oggi, nel 2025, troppe volte resta sulla carta. E il prezzo lo pagano sempre gli stessi: operai, tecnici, artigiani. Chi sale la mattina su un ponteggio, spesso precario, con l’unica colpa di voler portare a casa uno stipendio.

L’azienda per cui lavoravano le vittime era regolare, ci dicono. Il cantiere era noto, i lavori affidati con tanto di contratto. Ma allora cos’è mancato? La manutenzione del cestello? L’uso corretto dei dispositivi di sicurezza? L’accertamento delle condizioni di lavoro? L’inchiesta lo dirà, speriamo in tempi rapidi. Intanto resta la scena muta di quei corpi, stesi sull’asfalto, in pieno giorno. Resta l’urlo silenzioso di tre famiglie distrutte. Resta una città che, come ha detto il sindaco Manfredi, vive «un giorno di dolore» — ma che dovrebbe vivere anche un giorno di consapevolezza.

Le parole del cardinale Battaglia sono più che condivisibili: morire “di lavoro” è inaccettabile. E non basta indignarsi a tragedia avvenuta. Serve una svolta reale, concreta. Serve che ogni cantiere, pubblico o privato, sia prima di tutto un luogo sicuro. Serve che chi sbaglia paghi. E che lo Stato, le imprese, i sindacati e tutti noi cittadini pretendiamo il rispetto delle regole prima che accada l’irreparabile.

Altrimenti non ci sarà nessuna evoluzione possibile. Solo altri nomi da ricordare, altre bare da accompagnare, altri articoli da scrivere.

E allora, oggi, piangiamo Ciro, Luigi e Vincenzo. Ma da domani, facciamo in modo che non siano morti invano.

 

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Info Autore
Fiore Sansalone
Author: Fiore Sansalone
Biografia:
Fiore Sansalone vive e lavora a Rogliano, in provincia di Cosenza. Editore e giornalista pubblicista, è iscritto all'albo della Calabria dal 2003. Ha studiato Scienze economiche presso l'Unical di Cosenza e Scienze politiche all'università degli studi di Bari "Aldo Moro". Ha collaborato con il quotidiano "La Provincia cosentina". Dal 1998 dirige il periodico del territorio a sud di Cosenza, "La Voce del Savuto"; per alcuni anni ha diretto il mensile "Grimaldi 2000", edito dall'amministrazione comunale. Ed ancora, è stato editore e direttore responsabile de "La Voce del Savuto in Canada". È ideatore del "Premio Sabatum", un'importante rassegna che rende testimonianza ai protagonisti attivi delle arti, della cultura, delle scienze, dello spettacolo e del giornalismo che, negli anni, con passione e professione, hanno dato lustro alla terra del Savuto. Organizzatore di eventi, da un trentennio promuove concorsi letterari, mostre e rassegne culturali e musicali. Per 18 anni è stato direttore artistico del concorso regionale della canzone "Città di Rogliano". Studioso di tradizioni, da 22 anni pubblica "Il calendario del Savuto", ed è coautore in numerosi volumi sulla ricerca popolare. Nel 1980 ha pubblicato, insieme all'insegnante Brunella Aiello, "Trilogia della vita - Quannu sona la campana - Nascita, matrimonio e morte nella cultura contadina". È presidente dell'associazione culturale "Atlantide - Centro studi nazionale per le arti e la letteratura", con sede a Rogliano (Cosenza) e Pegli (Genova). Suona la chitarra e ama la pittura, la fotografia e la poesia.
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