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di  Monica Vendrame

A due giorni dal crollo del tetto del ristorante stellato “Essenza” di Terracina, resta aperta la ferita e ancora senza nome la responsabilità.

La procura di Latina ha aperto un’inchiesta per omicidio colposo e lesioni gravissime, ma al momento non risultano indagati. Le verifiche tecniche dei Vigili del Fuoco si concentrano sui lavori di ristrutturazione eseguiti nel gennaio scorso. Nessun segno evidente di maltempo o agenti esterni: si fa largo l’ipotesi di un cedimento strutturale del solaio.

Secondo una prima ricostruzione, quella sera nella sala interna si trovavano circa una ventina di clienti, per lo più turisti stranieri. In cucina c’erano cinque dipendenti, altri quattro in sala. Due boati ravvicinati, poi il buio: il solaio ha ceduto di colpo, travolgendo tutto. Una nube di polvere ha avvolto il locale. Alcuni clienti sono riusciti a fuggire da soli, altri sono rimasti intrappolati sotto le macerie, insieme a membri dello staff.

 

 

La macchina dei soccorsi è scattata in pochi minuti: ambulanze, vigili del fuoco, carabinieri, polizia. Ma dentro, prima ancora che arrivassero i mezzi, c’era già chi scavava: lo chef Simone Nardoni, titolare del ristorante e cugino di Mara Severin, la sommelier rimasta sotto al crollo. “Scavavo con le mani, gridavo il suo nome. Quando l’hanno trovata, ho sperato. Era viva, ma incosciente”, ha raccontato con voce rotta. Mara è stata portata via in ambulanza, ma è morta poco dopo in ospedale. Aveva solo 31 anni.

Mara era cresciuta professionalmente proprio all’“Essenza”. Originaria di Sabaudia, abitava a Pontinia. Non aveva studi specifici nel campo, ma aveva imparato tutto sul campo, affiancando Nardoni fin dagli inizi, quando il ristorante si trovava sulla Pontina. Con lui aveva costruito anche “La Cave”, la sala dedicata alla degustazione dei vini. “Era il mio alter ego, io in cucina, lei in sala”, ha detto Nardoni, che ancora non riesce a darsi pace.

Testimoni riferiscono che, prima di mettersi in salvo, Mara ha aiutato alcuni clienti a uscire. Un gesto istintivo, di responsabilità e coraggio, che le è costato la vita. “Non riesco a spiegarmelo. Noi siamo solo affittuari, abbiamo sempre fatto solo manutenzione ordinaria. Ma ora è l’ultimo dei miei pensieri”, ha detto lo chef.

Il ristorante è stato posto sotto sequestro. Le indagini si concentrano sulla tenuta statica del solaio e sui lavori eseguiti da una ditta specializzata all’inizio dell’anno. Si attende la nomina di periti e consulenti tecnici da parte della magistratura. L’intera zona di via Tripoli, nel centro storico di Terracina, è ancora transennata. Il dolore, invece, è ovunque.

 

 

Ci sono tragedie che sembrano venire da un tempo remoto, e invece accadono nel cuore della modernità, dentro luoghi curati, premiati, ristrutturati da poco. È proprio questa dissonanza a rendere tutto più inspiegabile. Quando crolla un tetto non crolla solo una struttura: crolla anche la fiducia nella normalità, e resta la domanda – concreta e morale – se tutto questo si potesse evitare. La risposta, ancora, non è arrivata. Ma il dovere di cercarla, quello sì, non dovrebbe crollare mai.

 

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Info Autore
Monica Vendrame
Author: Monica Vendrame
Biografia:
Vive a Pegli, affacciata sul mare di Genova. Direttrice editoriale del quotidiano online La Voce agli Italiani, redattrice de "La Voce del Savuto", unisce rigore giornalistico e sensibilità umana, occupandosi di attualità, cultura e temi sociali. Vicepresidente dell’Associazione culturale Atlantide, promuove eventi e progetti dedicati all’arte e alla parola. Scrittrice e poetessa, sta lavorando al suo primo volume di liriche. Ama la fotografia, la lettura, l’arte in ogni forma e ha uno sguardo attento alle sfumature della vita.
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