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di  Monica Vendrame

Giovedì il Parlamento europeo ha “adottato” l’estensione di Chat Control 1.0, il provvedimento che consente alle piattaforme tecnologiche di scansionare le comunicazioni private dei cittadini.

La giustificazione ufficiale è la tutela dei minori e il contrasto alla diffusione online di materiale pedopornografico.

Un obiettivo sacrosanto, usato però per legittimare un sistema di controllo generalizzato che rischia di colpire milioni di persone estranee a qualsiasi reato.

Il termine “adottato” è tra virgolette perché implica qualcosa che, clamorosamente, non si è verificato: una maggioranza di eurodeputati favorevole al provvedimento.

I numeri dicono infatti il contrario: 314 parlamentari hanno votato contro e 276 a favore. Eppure il testo è passato lo stesso.

A renderlo possibile è stato un espediente procedurale. Il provvedimento, già respinto in precedenza, è stato riportato in aula con una procedura d’urgenza. Per fermarlo non bastava più la maggioranza dei voti espressi: servivano almeno 360 contrari.

Così la legge è passata nonostante la maggioranza dei parlamentari presenti avesse votato contro.

Il regolamento resterà in vigore fino all’aprile 2028, mentre già si prepara il terreno per Chat Control 2.0, una versione ancora più invasiva.

L’eurodeputato Fabio De Masi ha parlato di uno “zombie legislativo”: un provvedimento bocciato più volte, ma continuamente riproposto fino a ottenere il risultato voluto.

È questo l’aspetto più grave. Quando il voto viene considerato un ostacolo da aggirare, anziché una decisione da rispettare, la democrazia diventa soltanto una facciata.

I sostenitori del compromesso ricordano che un emendamento di Renew esclude dal controllo i messaggi protetti dalla crittografia end-to-end, come quelli di WhatsApp.

Ma la garanzia è fragile e potrebbe essere cancellata nei passaggi successivi. Più che una vera tutela, rischia di essere una foglia di fico.

La tutela dei minori non può trasformarsi nel pretesto per controllare le conversazioni di tutti.

Scansionare in modo automatico la corrispondenza privata significa trattare ogni cittadino come un possibile sospetto. È qualcosa che nessuno accetterebbe se applicato alle lettere cartacee.

E, soprattutto, non è detto che funzioni. I veri predatori utilizzano spesso canali difficili da individuare, mentre i controlli automatici rischiano di produrre migliaia di segnalazioni errate.

Secondo stime attribuite alla polizia federale svizzera, circa l’80 per cento dei contenuti segnalati automaticamente non sarebbe nemmeno illegale.

Nel frattempo, però, si costruisce una macchina di controllo pronta a essere estesa ad altri ambiti. A ciò si aggiunge il rischio della verifica obbligatoria dell’età, che potrebbe cancellare l’anonimato online e mettere in difficoltà giornalisti, informatori e dissidenti.

L’ex europarlamentare Patrick Breyer lo ha riassunto con una frase molto chiara: «Ci vendono sicurezza, ma ci consegnano una macchina per la sorveglianza totale».

Quella macchina ha appena superato un altro ostacolo.

 

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Info Autore
Monica Vendrame
Author: Monica Vendrame
Biografia:
Vive a Pegli, affacciata sul mare di Genova. Direttrice editoriale del quotidiano online La Voce agli Italiani, redattrice de "La Voce del Savuto", unisce rigore giornalistico e sensibilità umana, occupandosi di attualità, cultura e temi sociali. Vicepresidente dell’Associazione culturale Atlantide, promuove eventi e progetti dedicati all’arte e alla parola. Scrittrice e poetessa, sta lavorando al suo primo volume di liriche. Ama la fotografia, la lettura, l’arte in ogni forma e ha uno sguardo attento alle sfumature della vita.
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