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di  Fiore Sansalone

Keir Starmer lascia Downing Street e non lascia un vuoto politico.

Lascia piuttosto il ritratto di un leader arrivato per incarnare la stabilità e finito per confermare l’instabilità cronica di una Gran Bretagna che cambia premier senza ritrovare una direzione.

Il suo fallimento non è stato soltanto interno. È stato anche internazionale. Starmer ha recitato il ruolo del buon soldato dell’Occidente: ordinato, affidabile, allineato. Sempre pronto a rassicurare Washington, Bruxelles, la NATO. Sull’Ucraina ha seguito la linea dura senza trasformarla in una visione autonoma. Sull’Europa ha cercato il riavvicinamento senza dire davvero fin dove volesse spingersi. Su Gaza ha pagato l’ambiguità di chi condanna a parole, ma resta dentro il perimetro dei rapporti di forza.

Un volenteroso, appunto. Di quelli che non guidano la storia: si mettono in fila.

Il punto più grave, però, resta la politica interna. Mentre all’estero parlava di democrazia, in casa stringeva gli spazi del dissenso. Le proteste pro-palestinesi, le restrizioni sull’ordine pubblico, la tentazione di trattare la contestazione come un problema di sicurezza: tutto questo pesa più di molte dichiarazioni ufficiali.

Starmer era arrivato per archiviare il caos conservatore. Finisce archiviato lui, travolto dalla propria irrilevanza. Troppo grigio per entusiasmare. Troppo obbediente per apparire sovrano. Troppo repressivo per definirsi davvero progressista.

La sua caduta dice una cosa semplice: non basta essere presentabili per essere leader. Non basta piacere ai mercati, agli alleati e ai salotti internazionali.

Serve una linea. Serve una voce. Serve coraggio.

Starmer ha scelto l’allineamento al posto della visione, l’ordine al posto della giustizia, la prudenza al posto della politica.

E alla fine è rimasto senza popolo, senza partito e senza destino.

 

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Info Autore
Fiore Sansalone
Author: Fiore Sansalone
Biografia:
Fiore Sansalone vive e lavora a Rogliano, in provincia di Cosenza. Editore e giornalista pubblicista, è iscritto all'albo della Calabria dal 2003. Ha studiato Scienze economiche presso l'Unical di Cosenza e Scienze politiche all'università degli studi di Bari "Aldo Moro". Ha collaborato con il quotidiano "La Provincia cosentina". Dal 1998 dirige il periodico del territorio a sud di Cosenza, "La Voce del Savuto"; per alcuni anni ha diretto il mensile "Grimaldi 2000", edito dall'amministrazione comunale. Ed ancora, è stato editore e direttore responsabile de "La Voce del Savuto in Canada". È ideatore del "Premio Sabatum", un'importante rassegna che rende testimonianza ai protagonisti attivi delle arti, della cultura, delle scienze, dello spettacolo e del giornalismo che, negli anni, con passione e professione, hanno dato lustro alla terra del Savuto. Organizzatore di eventi, da un trentennio promuove concorsi letterari, mostre e rassegne culturali e musicali. Per 18 anni è stato direttore artistico del concorso regionale della canzone "Città di Rogliano". Studioso di tradizioni, da 22 anni pubblica "Il calendario del Savuto", ed è coautore in numerosi volumi sulla ricerca popolare. Nel 1980 ha pubblicato, insieme all'insegnante Brunella Aiello, "Trilogia della vita - Quannu sona la campana - Nascita, matrimonio e morte nella cultura contadina". È presidente dell'associazione culturale "Atlantide - Centro studi nazionale per le arti e la letteratura", con sede a Rogliano (Cosenza) e Pegli (Genova). Suona la chitarra e ama la pittura, la fotografia e la poesia.
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