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di  Monica Vendrame

La settimana che si è appena chiusa resterà negli annali come uno spartiacque per gli assetti del vecchio continente.

Messi uno accanto all’altro, i due summit raccontano abbastanza chiaramente quello che sta succedendo:il blocco che per anni ha guidato l’Europa mostra delle crepe e, al suo posto, prende forma un equilibrio diverso, sempre più centrato su Roma e Berlino. 

Il vertice di Monaco sulla sicurezza e quello sulla competitività europea hanno confermato ciò che i numeri e la politica reale lasciavano intuire da tempo. L’intesa franco-tedesca è entrata in una fase di stallo, in un raffreddamento sempre più evidente. Al suo posto sta prendendo forma un’intesa operativa tra Italia e Germania che non è (ancora) un idillio, ma è chiaramente una convergenza di interessi concreti.

E di interessi concreti si tratta. Entrambe le nazioni condividono la stessa natura di potenze industriali ed esportatrici. Ed entrambe, oggi, guardano con crescente insofferenza al “carrozzone” burocratico di Bruxelles. La proposta che emerge da questo nuovo asse è chiara: meno poteri alla Commissione e al Parlamento europeo, più voce in capitolo agli Stati membri attraverso il Consiglio europeo. Si tratta di un ritorno alla sovranità nazionale, di un ridimensionamento di quelle regole che, da Berlino a Roma, vengono percepite come un cappio alla competitività.

Non è un caso che Friedrich Merz abbia attaccato frontalmente Ursula von der Leyen e la sua macchina inefficiente, ricevendo in cambio la stoccata sui fax tedeschi. È la sintesi di uno scontro ormai esplicito: da un lato un’Europa che vuole dettare linee comuni su tutto, dall’altro un nucleo di paesi che chiede di tornare a fare politica in prima persona.

In questo nuovo quadro, l’Italia si presenta con un peso specifico che i soliti noti in patria faticano a riconoscere. I dati diffusi in queste ore sono una rivincita silenziosa ma inequivocabile: abbiamo superato il Giappone nella classifica dei maggiori esportatori globali, posizionandoci al quarto posto. In Europa, solo la Germania fa meglio di noi. E il sorpasso sulla Francia nel PIL pro capite è la pietra tombale sulla narrazione dell’Italia “fanalino di coda”.

Il nostro sistema industriale, nonostante anni di scelte spesso poco adatte alla nostra economia e i limiti imposti da una moneta non sempre su misura per il Paese, continua comunque a reggere l’impatto della competizione globale. Il marchio ‘Made in Italy’ resta uno dei più forti e riconoscibili al mondo, e questo aiuta anche a capire perché qualcosa si stia muovendo sul piano politico. L’Italia non è più soltanto il paese del debito: resta la seconda manifattura d’Europa e, in una fase in cui torna a contare la forza economica reale, il peso dell’industria finisce inevitabilmente per tradursi anche in peso politico

Il summit di Monaco ha mostrato anche un altro fronte: il disgelo tra le due sponde dell’Atlantico. Marco Rubio, con parole in controtendenza rispetto agli ultimi anni, ha parlato di radici comuni, di cultura condivisa e di un destino occidentale indissolubile. Ma è significativo che Rubio abbia parlato di “Europa” e non di “Unione Europea”.

L’amministrazione Trump ha sempre guardato con sospetto alle istituzioni sovranazionali, preferendo il rapporto diretto con gli Stati. E le indicazioni arrivate dal Segretario di Stato americano coincidono perfettamente con le nuove direttrici europee: basta immigrazione selvaggia, che mette a rischio sicurezza e identità; basta con l’ideologia green che ha portato alla deindustrializzazione.

Su questo secondo punto, la coincidenza di vedute con il nuovo asse Roma-Berlino è totale. La decisione italiana di mettere un pedaggio alle auto elettriche e di cancellare i parcheggi gratuiti è il sintomo di un’inversione di tendenza: proteggere la filiera dell’auto tradizionale, perché la transizione forzata, così come è stata concepita, avrebbe come unico beneficiario Pechino.

La pubblicazione dei file Epstein continua a non ricevere l’attenzione che meriterebbe dai media mainstream, ma in rete e nelle opinioni pubbliche di tutto l’Occidente l’effetto è devastante.

Non siamo più di fronte alla semplice corruzione o all’incapacità delle élite. I file Epstein restituiscono l’immagine di una classe dirigente globale — politica, finanziaria, tecnologica — legata a doppio filo con un giro di ricatti e nefandezze. Il divorzio tra popoli e poteri forti, già avviato, assume ora le dimensioni di una rottura insanabile.

E gli effetti sono geopolitici. Il mondo arabo e islamico è scosso dalle rivelazioni che coinvolgono personaggi di spicco delle petromonarchie. Ma è forse Israele il paese più esposto. La potenza di Tel Aviv si regge sul sostegno incondizionato di Washington, ma i file Epstein gettano una luce sinistra su come quel sostegno sia stato costruito e mantenuto. Per l’elettorato più fedele a Donald Trump, quello MAGA, l’idea di continuare a pagare e combattere guerre per conto terzi è sempre più insopportabile.

E qui si annida la grande contraddizione dell’amministrazione Trump. Da un lato, il Presidente non è (ancora) comparso nei file come diretto protagonista. Dall’altro, la sua riluttanza a procedere con arresti e indagini, nonostante la mole di prove, e il condizionamento familiare esercitato da Jared Kushner, lo espongono al rischio di perdere il contatto con la sua stessa base.

Se l’Italia e la Germania provano a ridisegnare l’Europa su basi più realistiche e sovrane, lo spettro di Epstein potrebbe essere la variabile impazzita che travolge questo nuovo equilibrio ancor prima che si consolidi. Viviamo in una fase instabile e affascinante, in cui i cambiamenti, quando arrivano, sono sempre rapidi e imprevedibili. E questa volta, niente sarà più come prima.

 

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Info Autore
Monica Vendrame
Author: Monica Vendrame
Biografia:
Vive a Pegli, affacciata sul mare di Genova. Direttrice editoriale del quotidiano online La Voce agli Italiani, redattrice de "La Voce del Savuto", unisce rigore giornalistico e sensibilità umana, occupandosi di attualità, cultura e temi sociali. Vicepresidente dell’Associazione culturale Atlantide, promuove eventi e progetti dedicati all’arte e alla parola. Scrittrice e poetessa, sta lavorando al suo primo volume di liriche. Ama la fotografia, la lettura, l’arte in ogni forma e ha uno sguardo attento alle sfumature della vita.
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