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Novanta miliardi definiti “prestito”, ma destinati a diventare una regalia: l’ultima scelta dell’Ue e il conto che rischia di ricadere sui cittadini europei

 

di  Paolo Di Mizio 

L’Ue non toccherà i fondi sovrani russi detenuti per 185 miliardi nella società Euroclear in Belgio.

Crolla così fragorosamente il progetto di Ursula von der Bomben, sostenuta da Germania, Olanda, Finlandia, Svezia, Polonia, Paesi Baltici, Romania e pochi altri.

Si evita in tal modo la reazione furibonda di Mosca, che avrebbe immediatamente espropriato le aziende private europee ancora operanti in Russia. Ma non si evita il danno ai popoli europei. Infatti è stato deciso un “prestito” europeo a Kiev di 90 miliardi per il 2026. Una cifra mostruosa, pari a più del doppio di quanto l’Europa aveva elargito dal 2022 al 2024, ossia in media 41-42 miliardi l’anno.

Attenzione, però. Nelle clausole del “prestito” è specificato che Kiev “dovrà” restituire tale denaro “solo nel caso” in cui Mosca non pagherà i risarcimenti. È una presa per i fondelli, è un escamotage ipocrita, da farisei. Siccome è CERTISSIMO che Mosca non pagherà risarcimenti (questi li paga chi perde una guerra, non chi la vince), di fatto non è un prestito bensì una regalia a fondo perduto.

Per elargire la regalia i popoli europei pagheranno duramente. La quota dell’Italia dovrebbe aggirarsi sui 12 miliardi, e questo imporrà ulteriori tagli al welfare, alla sanità, alle pensioni.

La regalia approvata la notte scorsa è l’ultimo sforzo dell’Europa per boicottare la pace, e difficilmente ce ne sarà un altro dello stesso genere, perché a fine 2026, se la guerra sarà ancora in corso, l’Ue non avrà le risorse per ripetere la donazione monstre. In altre parole, l’Europa che voleva schiantare la Russia sul piano economico, è stata schiantata dalla Russia.

Però, diciamolo, quella regalia sono soldi spesi per una buona causa, considerando che il 20-30 per cento della somma andrà nelle tasche dei ladroni di Stato ucraini per rimpinguare le loro ricchezze faraoniche detenute negli esotici paradisi fiscali e per acquistare altri bidet e water d’oro massiccio. Se ne gioverà l’industria del cesso di lusso.

 

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Info Autore
PAOLO DI MIZIO
Author: PAOLO DI MIZIO
Biografia:
Paolo Di Mizio, giornalista professionista, è stato negli anni ’70 corrispondente da Londra per l’agenzia di stampa NEA. Ha poi lavorato in televisione con Maurizio Costanzo e Arrigo Levi. Inviato speciale e caporedattore del Tg5 fin dal 1992, è stato co-inventore e “pioniere” delle rassegne stampa, che ha condotto per 22 anni, diventando un punto di riferimento per l’informazione di tarda serata. Inviato di guerra in Iraq nel ’91 e corrispondente da Washington nel 2003, ha intervistato personaggi quali Bill Clinton, Margareth Thatcher, Arafat, Gheddafi, Netanyahu. Ha collaborato con diversi giornali stranieri. Attualmente collabora con Tgcom24 (Mediaset) ed è editorialista del quotidiano La Notizia. Ha pubblicato un romanzo storico “Storia di Giuseppe e del suo amico Gesù”, un libro di poesie e scritti letterari “Teneri lupi”, un libro di racconti “La moglie assassina” e un libro dedicato a Gaza “La terra degli ulivi” pubblicato, da Edizioni Q di Roma.
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