di Giovanni Macrì
Si infittisce il mistero della morte dei tre cacciatori uccisi a fucilate mercoledì scorso in un bosco di contrada Agatirsi, sui Monti Nebrodi, in territorio di Montagnareale nel messinese, proprio sopra il comune di Patti.
I rilievi autoptici effettuati sui corpi: dell’82enne Antonio Gatani originario di Librizzi, ma residente a Patti, e dei due fratelli di San Pier Niceto, il 43enne Giuseppe Pino e il 25enne Devis Pino, eseguiti all’Ospedale Papardo di Messina, dai medici legali Giovanni Andò e Alessio Asmundo su mandato della procura di Patti, hanno escluso il delitto... omicidio-suicidio.
Davis Pino, il secondo cacciatore, è stato freddato con un colpo al petto. Il fratello Giuseppe è stato trovato a terra rannicchiato, sporco di sangue, come se prima di morire avesse provato a trascinarsi per fuggire. I tre stavano a circa una trentina di metri uno dall’altro.
La Procura della Repubblica di Patti, che coordina le indagini, sotto la guida del Procuratore Angelo Vittorio Cavallo e della sostituta procuratrice Roberta Ampolo e i carabinieri della Compagnia di Patti e del Ris (Raggruppamento investigazioni scientifiche) di Messina, stanno invece puntando su altri scenari investigativi. Escluso, infatti, che si sia potuto trattare di duplice omicidio seguito da suicidio, la Procura per questo ha disposto supplementari esami dattiloscopici, rilievi sulle armi sequestrate e il controllo dei tabulati telefonici e delle celle agganciate nella zona. L’obiettivo, infatti, è quello di ricostruire quante persone hanno sparato e in quale ordine, per chiarire la presenza di altri uomini quali: spettatori o autori del misfatto.
Gli inquirenti continuano a esaminare anche l’arma sequestrata al compagno abituale del Gatani, un 53enne. Questi, sentito dagli investigatori ha raccontato che quella mattina era partito con l’anziano 82enne per andare a caccia, ma che poi l’avrebbe lasciato da solo, prima della tragedia.
Giuseppe e Davis erano originari di San Pier Niceto e a detta di tutti erano grandi lavoratori, affidabili e riservati. Uniti non solo dal vincolo di sangue, ma anche dalla professione: gestivano, infatti, insieme una ditta edile. Testimoni di Geova, sposati e padri di famiglia. Mentre, Antonio Gatani era un anziano cacciatore di Librizzi che, stando alle prime indiscrezioni, i due fratelli non avrebbero nemmeno conosciuto. A dare l’allarme sarebbe stato un motociclista, imbattutosi quasi per caso in quella scena agghiacciante: tre uomini distanti pochi metri l’uno dall’altro, tutti uccisi da colpi d’arma da fuoco.
Se confermata la presenza di un quarto uomo o di altre persone, potrebbe trattarsi di gente esterna, rimasta sul luogo e capace di agire con freddezza.
Alla luce di tutto ciò, i funerali dei tre cacciatori sono stati rimandati a data da destinarsi. Alle famiglie è stato comunicato che i corpi rimarranno a disposizione dell’autorità giudiziaria che non ha concesso il nulla osta.
Proprio stamane le onoranze funebri avevano già provveduto a sistemare le salme all’interno delle bare ed erano stati affissi anche i necrologi che annunciavano, per la tarda mattinata di domani, la partenza dall’Ospedale Papardo di Messina del feretro di Antonio Gatani per raggiungere Patti, dove, nel pomeriggio, presso la locale chiesa “Concattedrale” sarebbe stato celebrato il rito funebre.
I carabinieri, sotto il comando del Capitano Giuseppe Rinella della Compagnia di Patti, hanno sentito parenti e amici dei tre uomini per avere un quadro più chiaro della situazione.
Mentre le salme attendono gli ulteriori esami autoptici, a Montagnareale cresce lo sbigottimento. Il timore è che l’inchiesta possa aprire un “vaso di Pandora” su realtà sommerse legate al mercato illegale della carne di suino selvatico, una realtà oscura che da tempo grava sul territorio. Al momento, il registro degli indagati resta vuoto, ma il ritorno del Carabinieri del Ris di Messina nell’area sequestrata potrebbe fornire la svolta decisiva a un giallo che ha scosso l’intera comunità.
Sulle indagini vige, comunque, il comprensibile riserbo da parte degli inquirenti che lavorano alacremente per delineare i contorni di un giallo che tanto sgomento e inquietudine ha generato nelle comunità interessate dalla tragedia e tra gli appassionati di caccia.
Intanto, le famiglie delle tre vittime continuano a vivere nell’incredulità e nel dolore. “Non riusciamo a capire cosa sia successo!”, raccontano, sottolineando quanto sia difficile accettare che un tranquillo giorno di caccia possa essere finito così, in maniera inspiegabile.
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