Un intervento nella basilica di San Lorenzo in Lucina solleva interrogativi sui confini tra tutela del patrimonio, iniziativa personale e simboli del potere contemporaneo
Nella Basilica di San Lorenzo in Lucina, a pochi passi da Montecitorio, un angelo ha cambiato volto. O forse no.
Sta di fatto che, dopo un recente intervento sulla parete dedicata a Umberto II di Savoia, uno degli angeli che affiancano il busto del “re di maggio” appare sorprendentemente simile a Giorgia Meloni. La notizia, rilanciata da Repubblica, ha immediatamente acceso il dibattito, rimbalzando tra social, cronaca e politica.
Il punto, però, non è stabilire se la somiglianza sia intenzionale o frutto di suggestione. Il nodo vero è un altro: cosa succede quando un restauro diventa interpretazione personale, e per di più all’interno di un bene culturale sottoposto a vincolo?
Secondo quanto emerso, mentre i lavori generali nella basilica sono affidati a restauratori professionisti, l’area incriminata sarebbe stata ritoccata da un volontario, il sacrestano e decoratore Bruno Valentinetti, che ha persino firmato l’intervento con un cartiglio latino e la data del 2025. L’artigiano nega ogni riferimento alla presidente del Consiglio e respinge anche le ricostruzioni sul proprio passato politico. Ma la somiglianza, per molti osservatori, resta difficile da ignorare.
A questo punto la questione esce dal campo della curiosità e entra in quello della tutela del patrimonio. La basilica è bene d’interesse culturale dal 1951 e la cappella interessata – la Cappella del Crocifisso, detta anche Nataletti – è inserita in un contesto di altissimo pregio storico e artistico, tra Guido Reni e Gian Lorenzo Bernini. Anche gli affreschi più recenti, realizzati negli anni Ottanta dopo il passaggio della cappella ai Savoia, potrebbero rientrare nel perimetro del vincolo: sarà la Soprintendenza Speciale di Roma a stabilirlo.
Il Codice dei Beni Culturali è chiaro: gli interventi su beni vincolati devono essere autorizzati ed eseguiti da restauratori qualificati. Anche il volontariato è ammesso, ma solo entro regole precise. Se dal sopralluogo emergerà che l’intervento è stato arbitrario o che ha alterato l’opera, il responsabile potrà essere obbligato a ripristinare lo stato originario a proprie spese. Nei casi più gravi, la legge prevede anche sanzioni penali.

Resta poi una domanda più sottile, ma non meno importante: è legittimo che un luogo sacro e storico diventi, anche solo per allusione, uno spazio di rappresentazione del potere contemporaneo? Non è la prima volta che arte, politica e simboli si intrecciano, ma qui il confine tra conservazione e riscrittura appare pericolosamente sottile.
Ora la parola passa alla Soprintendenza. Toccherà ai tecnici stabilire se quell’angelo può restare così com’è o se dovrà tornare al suo volto precedente. Sempre che il restauro sia reversibile, come le buone pratiche impongono. Fino ad allora, l’angelo di San Lorenzo in Lucina resta sospeso: non solo su una parete, ma tra cronaca e storia, tra devozione e attualità, tra arte e potere.

