Dal caso Chiara Ferragni al potere del consenso: quando pagare diventa una scorciatoia
di Guendalina Middei
Una parola VELOCE sul processo Ferragni: perché sì, peggio di così non poteva finire!
Ormai lo saprete tutti: proprio in questi giorni doveva tenersi il processo a Chiara Ferragni per lo scandalo del pandoro. Ma poi è successo qualcosa che mi ha fatto letteralmente cadere le braccia. Chiariamo subito un punto: Chiara Ferragni non è stata assolta. È stata prosciolta. Perché le associazioni che l’avevano querelata si sono ritirate. Dopo aver raggiunto un accordo economico tra le parti. Tradotto: se paghi e tanto, puoi comprarti tutto: anche le persone. Anche la giustizia.
Perché la legge sarà anche uguale per tutti. Ma per alcuni è sempre più uguale che per altri. E no, il problema non è Chiara Ferragni, ma lo strapotere dei cosiddetti influencer che essendo NIENTE ma parendo molto, fanno ciò che vogliono. E in un mondo dove l’etica è facoltativa, mentre l’IMMAGINE è tutto, quando qualcosa va storto si parla solo di «errore di comunicazione».
E allora non posso fare a meno di domandarmi: che messaggio stiamo lasciando ai giovani? Che l’importante non è essere chiari, ma sapersi difendere bene? Che non conta ciò che fai, ma come lo racconti? Che l’etica è un ACCESSORIO, non una base? Perché sì se sei abbastanza famoso e hai abbastanza seguito puoi permetterti di fare tutto. E no, questo non riguarda Chiara Ferragni. Riguarda tutti noi.
Perché se cresci una generazione convinta che la legge sia elastica, che l’etica sia branding, che tutto si possa aggiustare con una buona strategia di comunicazione… non stai creando cittadini. Stai creando sudditi del CONSENSO. E quelli, prima o poi, il prezzo lo pagano sempre. E questa, più di qualunque pandoro, è una storia che lascia l’amaro in bocca.

