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Quando una comunità sceglie di farsi carico di una ferita

 

di Monica Vendrame

È un silenzio fatto di sospensione e appartenenza.

Quello che scende su una città intera quando, abbassando lo sguardo, decide di fare sua una ferita. Oggi Genova ha accolto il feretro di Emanuele Galeppini, il ragazzo strappato alla vita nel rogo di Capodanno a Crans-Montana. Lo ha fatto con quel dolore composto che accompagna le perdite più grandi: quelle per cui non esistono ragioni, e che non tollerano alcuna parola di circostanza.

La scelta di Marco Bucci, presidente della Regione, di essere presente fin dall'aeroporto di Milano e per ogni chilometro del viaggio verso Genova, parla proprio questo linguaggio. Un linguaggio semplice e antico: quello della vicinanza. Perché di fronte a un dolore così, non ci sono deleghe possibili. Non basta un comunicato.

Ci vuole una presenza che si aggiunga, per l'ultimo viaggio, a sopportare il peso del silenzio. È il modo più elementare, e per questo più vero, per dire a una famiglia: "Non vi lasciamo soli."

Il vostro dolore è il nostro dolore, e lo portiamo insieme, in silenzio, per quest'ultimo tratto di strada.

Emanuele aveva un’età in cui si dà per scontato di avere tempo davanti.
Tempo per vivere, per fare progetti, per rimandare.
Morire così, lontano da casa, in una notte che avrebbe dovuto essere di festa, lascia un vuoto che non resta confinato agli affetti più stretti. Riguarda anche gli altri, la comunità intera. Resta una domanda che non ha bisogno di essere formulata oggi.
E forse non è nemmeno il momento di cercarle una risposta.

Il richiamo alla sicurezza, contenuto nelle parole del presidente, non è astratto né generico. È un dovere morale che nasce proprio da queste bare che tornano a casa troppo presto.

Mettere la sicurezza al centro non è uno slogan da appendere al muro. È un gesto quotidiano, che si gioca prima, non dopo. Quando manca, qualcuno ne paga il prezzo. Il resto è una domanda che resta. E non smette di tornare.

Un abbraccio discreto ma potente alla famiglia, fatto di presenza silenziosa e di un ultimo viaggio accompagnato con tutta la dignità che una comunità sa dare. È il primo, essenziale passo dell'amore civile. Il resto – il tenere viva la memoria, il tradurre il dolore in impegno, il rifiutarsi di abituarsi all'inaccettabile – quello viene dopo. Deve venire. Perché da questo abbraccio non ci si deve più staccare.

* Foto: pagina Facebook “Marco Bucci per la Liguria”

 

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Info Autore
Monica Vendrame
Author: Monica Vendrame
Biografia:
Vive a Pegli, affacciata sul mare di Genova. Direttrice editoriale del quotidiano online La Voce agli Italiani, redattrice de "La Voce del Savuto", unisce rigore giornalistico e sensibilità umana, occupandosi di attualità, cultura e temi sociali. Vicepresidente dell’Associazione culturale Atlantide, promuove eventi e progetti dedicati all’arte e alla parola. Scrittrice e poetessa, sta lavorando al suo primo volume di liriche. Ama la fotografia, la lettura, l’arte in ogni forma e ha uno sguardo attento alle sfumature della vita.
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