di Giovanni Macrì
Secondo i dati forniti dallo Stato Maggiore ucraino, l'esercito russo ha subito più di un milione di perdite umane (tra morti e feriti) in Ucraina dall'inizio dell'invasione su larga scala, avvenuta nel febbraio 2022.
Mentre il numero di soldati ucraini morti è un dato sensibile e riservato, ma le stime recenti di fonti occidentali, come “The Economist” e il “Center for Strategic and International Studies” (CSIS) (2024-2025), indicano cifre tra 60.000 e 100.000 caduti (con stime complessive di vittime, inclusi i feriti, fino a 400.000).
“Da ieri notte, la Russia sta lanciando un massiccio attacco all'Ucraina, soprattutto alla nostra energia, alle infrastrutture civili, praticamente a tutta l'infrastruttura della vita. Sono già stati lanciati più di 650 droni. Più di trenta missili” - lo scrive su Telegram il presidente ucraino Zelensky spiegando che 13 regioni sono state prese di mira e 3 intere regioni senza elettricità.
In Ucraina si continua a morire!
Le bombe russe cadono sulle città, colpiscono infrastrutture civili, case, ospedali, lasciando dietro di sé una scia di macerie e di vittime. È una guerra che non conosce tregua, nemmeno nel tempo che per milioni di persone, in Europa e nel mondo, è segnato dall’attesa del Natale.
Mentre il conflitto entra in un nuovo inverno, il calendario cristiano accompagna i fedeli verso la notte della nascita di Gesù.
Maria, figura di silenzio e di speranza, si prepara al parto. Un’immagine di vita fragile e disarmata che stride violentemente con il rumore dei missili, con la paura nei rifugi, con i corpi estratti dalle rovine.
Il contrasto è crudele!
Da una parte la promessa di una nascita che, secondo la tradizione cristiana, ha cambiato la storia; dall’altra una storia che sembra incapace di imparare da sé stessa. La guerra in Ucraina continua a ricordare quanto la violenza sia diventata un linguaggio ordinario, normalizzato, perfino mentre si celebra la pace nelle liturgie e nei discorsi ufficiali.
Per molti ucraini, il Natale non sarà una festa, ma un giorno come un altro passato al buio, senza riscaldamento, con l’angoscia di un allarme aereo. Eppure, proprio in questa contraddizione, l’immagine di Maria che attende un figlio assume un significato ancora più forte: non come consolazione facile, ma come domanda aperta rivolta al presente.
Che senso ha parlare di nascita mentre si distrugge? Che valore ha la vita proclamata sacra se viene quotidianamente calpestata?
La guerra non nega solo il futuro, ma svuota di significato anche i simboli che dovrebbero richiamare l’umanità alla responsabilità.
In Ucraina oggi si muore sotto le bombe. E intanto, nella narrazione religiosa, una donna si prepara a dare alla luce un bambino. Due scene che convivono nello stesso tempo storico e che mettono l’Europa e il mondo davanti a una verità scomoda: la pace non è un rito stagionale, ma una scelta che continua a essere rimandata.
Foto Web

