di Massimo Reina
La Regione Sicilia ha deciso di attuare una «politica di rilancio» a dir poco folle, offrendo sconti Irpef fino a 100 mila euro e vari aiuti finanziari a tutti gli stranieri che vorranno trasferirisi nell’isola.
No, non è una barzelletta, né un episodio di Ai confini della realtà, anche se poco ci manca.
E così, mentre migliaia di siciliani fanno la valigia, biglietto di sola andata per Milano, Berlino o il primo posto che offra uno stipendio decente, il Governo regionale siciliano scopre l’America: “Portiamo stranieri a vivere qui! Con tanto di sconto sulle tasse!”
Già immagino la fila all’aeroporto: i siciliani che volano via… e gli stranieri che arrivano col voucher.
Perché la Sicilia è un po’ come la casa al mare del nonno: i nipoti veri si arrangiano sul divano, ma quando arrivano certi ospiti “di riguardo”, subito scatta il restyling, le chiavi nuove, magari pure la bottiglia di vino buono.
Del resto qui si ragiona così: i giovani o non lavorano o lavorano “a chiamata” — e non dalla Madonna — ma la priorità è agevolare chi vive a Otago, Nebraska o Kuala Lumpur purché abbia abbastanza reddito per comprarsi una villetta a Noto.
Non a caso la disoccupazione di lunga durata resta tra le più alte d’Europa.
E i giovani non vanno meglio: la Sicilia è leader nazionale per NEET, campioni nel non studiare e non lavorare.
Per loro niente incentivi, al massimo un tutorial su “Come sopravvivere lavorando tre mesi in nero e nove a cercare un contratto”.
Per i nuovi arrivati, sconto Irpef fino a 100mila euro e pure la medaglia al valore immobiliare.
Che poi, con quei soldi, si potrebbe: stabilizzare i precari over-50, servitori pubblici da 20 anni con lo stesso contratto di uno stagista, dare un futuro ai giovani invece di una buona ragione per fuggire, aiutare famiglie che non arrivano a fine mese ma arrivano benissimo alle umiliazioni, incentivare i siciliani a comprare casa in Sicilia, invece che a Stratford-upon-Avon.
Ma è più facile l’illusionismo: invece di tenere i figli in casa, mettiamo poster di altri bambini sulle mensole.
La logica è chiara: siciliani in fuga? Nessun problema! Sostituiamoli!
Come coi lavoratori: quelli che protestano li rimpiazzi con altri più docili. Ora la stessa genialata la applichiamo alla popolazione: “Se chi è nato qui se ne va, chi se ne frega: ne troviamo di importazione”. Il bello è che qualche numero positivo c’è pure: più occupati, dicono. Ma poi scopri che le aziende non trovano manodopera e i giovani non trovano lavoro — il miracolo del Santo Paradosso Siciliano.
Il tasso di occupazione è al 62,2%, sì, ma resta “cresciuto male”.
Come un bambino nutrito solo con granite e smiley politici.
Insomma: la Sicilia è splendida, peccato sia sempre amministrata come una cartolina per turisti e non come casa di chi ci abita.
Prima si cacciano i talenti locali con stipendi da fame e appalti ai soliti noti.
Poi ci si accorge che “ops, si sta svuotando tutto!” e si inventa la rottamazione dell’autocnità.
Domani magari faranno anche la campagna promozionale: “Sicilia, la terra dei tuoi sogni! Purché tu non sia nato qui.”
È un piano perfetto: riempiamo i borghi, svuotiamo i cuori. E se chiedi a un giovane perché se ne va, lui ti risponde: “Perché qui non c’è futuro”.
E la Regione replica:
“Noi abbiamo risolto: lo importiamo".

