di Gabriella Paci
Oltre settanta i casi di femminicidio in Italia.
L’ultimo, di pochi giorni fa, ha riguardato la 33enne brasiliana Jessica Stapazzolo Custodio de Lima, uccisa a Castelnuovo del Garda, nel Veronese, dal compagno Douglas Reis Pedroso, 41 anni, poi fermato dai carabinieri.
L’uomo era già stato più volte denunciato e, poco tempo prima, l’aveva picchiata, trascinata per i capelli e aggredita al volto e al collo con la chiave dell’auto. Dopo la rimozione del braccialetto elettronico, l’ha raggiunta e ferocemente uccisa.
Nel quartiere Gorla, alla periferia nord di Milano, il 14 ottobre 2025 Gianluca Soncin, 52 anni, non accettando la decisione della compagna di porre fine alla loro relazione, l’ha aggredita sul terrazzo di casa. Pamela Genini, 29 anni, aveva avuto con lui una relazione burrascosa durata circa un anno. Inutili i soccorsi, allertati dall’ex fidanzato che Pamela aveva chiamato chiedendo aiuto: Soncin l’ha accoltellata ripetutamente fino all’arrivo delle forze dell’ordine.
Ma le donne sono vittime anche di soprusi via web. Fece scandalo, tempo fa, il sito sessista “Phica.net”, poi chiuso dopo aver diffuso migliaia di foto di donne colte in momenti di intimità a loro insaputa.
Spesso erano gli stessi compagni o mariti gli autori di questo vergognoso mercato di corpi. Ora si torna a parlare di nuove immagini diffuse senza il consenso delle donne coinvolte. La giornalista e scrittrice Francesca Barra ha denunciato di essere stata pubblicata nuda grazie all’intelligenza artificiale. Come lei, molte altre donne, più o meno note: tra loro la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, Anna Tatangelo, Chiara Ferragni, Diletta Leotta, Maria De Filippi, Angelina Mango, Selvaggia Lucarelli, Maria Elena Boschi e altre.
Il sito, che propone contenuti erotici e pornografici anche espliciti, consente di “denudare” le protagoniste grazie alla piattaforma “AI Undressing”, accessibile e gratuita. Il procedimento, di semplice utilizzo, sta spopolando, generando un diffuso senso di malessere tra le donne coinvolte loro malgrado.
La Polizia Postale sta indagando anche sulla piattaforma “Social Media Girl”, che conterrebbe un archivio di foto pornografiche manipolate digitalmente e diffuse in violazione dell’articolo 612 ter del codice penale.
La prima cosa da fare è segnalare la piattaforma, specie se regolata dal Digital Services Act europeo, come nel caso di Meta. È utile anche rivolgersi alle reti femministe e alle associazioni: ci si può affidare ai centri antiviolenza, al Collettivo Clara (per consulenze psicologiche e legali gratuite) o all’associazione Permesso Negato per la rimozione dei contenuti.
Denunce che, purtroppo, sia nei casi di femminicidi annunciati sia in quelli di soprusi nascosti, continuano a moltiplicarsi.

