di Massimo Reina
“Purghe contro chi non condanna l’omicidio di Kirk”. Letto così, uno pensa subito alle epurazioni staliniane, ai gulag, ai plotoni di esecuzione per chi non alza il pugno al momento giusto. Poi leggi l’articolo e scopri che, sorpresa: non ci sono affatto purghe. Non c’è la NKVD che bussa alle porte. Ci sono semplicemente funzionari, medici e insegnanti sospesi o licenziati perché sui social hanno celebrato un omicidio politico.
Già, perché l’influencer di destra Kirk è stato assassinato, e qualche buontempone ha pensato bene di brindare alla sua morte. Ora, ditemi voi: vi fidereste di un medico che festeggia la pallottola in testa di chi non la pensa come lui? O di un insegnante che posta cuoricini sulla tomba di un avversario politico? Ma per la Repubblica è più chic titolare “purghe”. Fa più brivido, più like, più indignazione prêt-à-porter. Che importa se la realtà è banale: gente che esalta un omicidio viene cacciata dal proprio posto. Non repressione, ma semplice buon senso.
E se proprio vogliamo parlare di “purghe”, magari rivolgiamoci a casa nostra, dove la finta sinistra attuale si è fatta maestra nel censurare, boicottare e silenziare chi non la pensa come lei. Con la differenza che in Italia non serve neanche applaudire un omicidio: basta avere un’opinione sgradita.
Ovviamente, quando a Washington c’era Biden, andava bene tutto: perfino reparti speciali di polizia composti da reduci di Iraq e Siria che sfondavano le porte dei cittadini comuni come fossero case a Falluja, senza rispetto di leggi o garanzie. Silenzio di tomba. Ma se oggi uno osa ruttare in faccia al beniamino di turno dei radical chic finto-sinistra, amanti del woke, allora sì che scatta l’urlo al “fasSsismo”, con tre esse e possibilmente le lacrime di contorno.

