di Giovanni Macrì
Ieri, 3 settembre, per la prima volta il trasporto della Macchina di Santa Rosa Dies Natalis, un campanile artistico illuminato che ha un’altezza di poco più di 28 metri e un peso di circa 50 quintali, sormontato dalla statua della Santa patrona della città di Viterbo, è stato effettuato, lungo un percorso di quasi un chilometro articolato tra le vie cittadine, talvolta molto strette, e le piazze del centro storico, a luci accese per motivi di sicurezza del pubblico presente.
I 100 facchini preposti, tutti allineati e inginocchiati, con alla vita la tipica fascia rossa per ricordare i primi cardinali che, nel 1258, su ordine di Papa Alessandro IV, portarono in processione il corpo della Santa dalla nuda terra al Monastero delle Clarisse di San Damiano a Viterbo, erano già pronti per la partenza. Dopo aver ricevuto, a San Sisto, la benedizione dal Vescovo Monsignor Orazio Francesco Piazza, attendevano il grido del capofacchino Luigi Aspromonte: “Santa Rosa Avanti”. Invece, arrivava, alle 21:30, dallo stesso l’ordine che la Macchina avrebbe effettuato il noto percorso, per la prima volta in assoluto, con le luci cittadine accese su decisione prefettizia per motivi di sicurezza. La Macchina, infatti, aveva sempre attraversato la città laziale a luci tutte spente per una maggiore visibilità della grandezza della stessa.
Fischi e malumore tra i quarantamila presenti per la non gradita comunicazione perché all’oscuro di quanto era avvenuto nel pomeriggio. Ovvero che, intorno alle ore 18:00, la Digos era riuscita a bloccare un piccolo nucleo armato in un B&B sito in via Santa Rosa, proprio dove culminava la processione. Qui venivano posti in arresto due turchi, mentre un terzo riusciva a scappare (tutt’ora latitante). Nel covo, durante la perquisizione, venivano anche rivenute armi pronte a sparare: una mitraglietta e due pistole.
Nella cittadina laziale, in prefettura, alle ore 19:00, d’urgenza veniva convocato un comitato di sicurezza tra il prefetto Sergio Pomponio, l’Amministrazione comunale e i vertici del Sodalizio dei facchini di Santa Rosa. Presenti il presidente Massimo Mecarini e il capofacchino Luigi Aspromonte.
Venivano, quindi, schierati i Nocs, i cecchini sui tetti e le unità cinofile antibomba.
I turchi avevano probabilmente pianificato di sparare sulla folla. I due arrestati non hanno voluto rispondere alle domande del pubblico ministero.
Mentre in piazza fervevano i preparativi, nel pomeriggio, ad allertare la polizia era stato, l’affittacamere insospettito in quanto gli ospiti turchi erano totalmente privi di bagagli.
Ad assistere all’evento c’erano anche personalità del mondo politico che venivano tutte messe in sicurezza. Il ministro degli Esteri e vicepremier Antonio Tajani, è stato portato in una caserma, mentre quello della Cultura Alessandro Giuli, la vicepresidente del Parlamento Europeo Antonella Sberna, il deputato Mauro Rotelli e Arianna Meloni, sorella del nostro Presidente del Consiglio, hanno osservato il trasporto a distanza, dalle finestre del Comune. Era prevista anche la presenza dell’ambasciatore israeliano, al quale è stato però sconsigliato di partecipare.
Il trasporto della Macchina di Santa Rosa era dedicato quest’anno al tema della pace, come ha sottolineato la sindaca Chiara Frontini, affermando, poi, che “c’è stato un pericolo concreto, per questo ci siamo visti costretti a non spegnere le luci” e l'adunata di fedeli si sarebbe così potuta trasformare in un bagno di sangue.
Successivamente, le prime indagini avrebbero portato a escludere la pista terroristica e la Macchina, dopo le 22:40, ha potuto proseguire l’ultimo tratto con la città a luci spente come vuole la tradizione.
Viene vagliata anche l’ipotesi di un blitz per far evadere dal carcere il boss turco Boris Boyun presunto capo e uno dei più ricercati dalle autorità di Ankara. Spunta anche la pista del traffico d’armi.
La mafia turca è, purtroppo, una realtà a Viterbo. La rete di Boyun, arrestato l’anno scorso a Bagnaia, una frazione viterbese, con alcuni suoi sodali, ha continuato a espandersi, anche attraverso la gestione di B&B utilizzati come deposito di armi e basi d’azione. Ad agosto la Squadra Mobile aveva arrestato Ismail Atiz, accusato di reati come riciclaggio, estorsione, danneggiamento, uso e possesso di armi. Gli investigatori sospettano, quindi, che vi siano, in zona, delle cellule dormienti legate con il fondamentalismo islamico dell’Isis Khorasan pronte ad agire e che controllerebbero un traffico internazionale di armi e droga. Un rivolo ancora vivo, grazie a seguaci trasferiti in Turchia dopo l'uccisione della guida Abu Bakr al-Baghdadi.
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