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di  Fiore Sansalone

Ci sono simboli che, pur essendo piccoli, sanno farsi notare. Tra questi, negli ultimi mesi, spicca un fiocchetto giallo. Apparentemente innocuo, si è trasformato in un segno forte, riconoscibile, identitario. Il suo significato più recente affonda nel dramma del conflitto israelo-palestinese: è il simbolo della campagna Bring Them Home Now, nata per chiedere il rilascio degli ostaggi israeliani detenuti a Gaza. In Italia, la campagna è stata rilanciata dal quotidiano Il Foglio, che ha distribuito migliaia di spille ai propri lettori.

Un gesto di solidarietà, certo. Ma anche qualcosa di più sottile, che col tempo ha iniziato a sollevare domande. Perché quando un simbolo comincia a comparire ovunque, anche nei contesti meno politicizzati, si trasforma. Da segno personale a presenza pubblica. Da empatia a messaggio.

Un episodio aiuta a capire. Su un Frecciarossa, in un pomeriggio qualsiasi, una viaggiatrice nota qualcosa di strano. Un uomo si alza, prende il suo zaino dal vano bagagli, lo tiene in mano per un attimo, poi lo appoggia con cura sul sedile di fronte al suo. Non accanto. Non per comodità. Di fronte. E sulla maniglia dello zaino, in posizione perfetta per essere vista, c’è la spilla gialla. L’uomo non si siede. Resta in piedi. Non dice nulla, ma sembra che qualcosa voglia dirlo lo stesso.

È solo un caso? Forse sì. Ma quando certi dettagli si ripetono, iniziano ad assomigliare meno a coincidenze e più a messaggi. Soprattutto se lo stesso fiocco si ritrova anche sulla giacca del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, appuntato con la stessa precisione, sempre visibile, quasi un’estensione della sua presenza.

E allora si affaccia un dubbio. Non sul significato in sé del simbolo — umanamente forte, difficile da contestare — ma sul modo in cui ci viene presentato. Sempre più frequente, sempre più visibile, ormai sempre al centro dello sguardo. Non è più solo un segno di partecipazione emotiva. È una scelta estetica e politica. È un posizionamento.

Ed è qui che il discorso si fa più delicato. Perché in uno spazio pubblico già saturo di tensioni, vedere simboli così carichi spuntare anche dove non te li aspetti — su un treno, su uno zaino, magari in un’aula scolastica o in un ufficio — può generare disagio più che riflessione. Non per il simbolo in sé, ma per il suo modo di imporsi. Non è più “ti racconto una storia”, ma “ti chiedo di schierarti”.

 

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu con la spilla gialla della campagna “Bring Them Home Now

 

In un tempo in cui ogni gesto può diventare dichiarazione, può far bene ricordare che ci sono ancora persone che vorrebbero — legittimamente — spazi neutri. Luoghi dove non sentirsi costretti a leggere ogni dettaglio come una posizione, ogni accessorio come un’alleanza.

E invece, a volte, ci si ritrova su un treno, davanti a uno zaino che sembra fissarti con intenzione. Senza parlare, ma dicendo: “Guarda qui. Ricorda da che parte devi stare”.

Forse il punto non è essere d'accordo o contrari. Il punto è che certe presenze, a forza di ripetersi, cominciano a pesare. Anche se educate, anche se silenziose. A un certo momento non sembrano più dire “non dimentichiamo”, ma piuttosto “non distrarti”. Come se non ci fosse più spazio per un pensiero libero, nemmeno su un treno. Come se tutto — anche un sedile vuoto, anche uno zaino — dovesse per forza ricordarti da che parte stare.

 

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Info Autore
Fiore Sansalone
Author: Fiore Sansalone
Biografia:
Fiore Sansalone vive e lavora a Rogliano, in provincia di Cosenza. Editore e giornalista pubblicista, è iscritto all'albo della Calabria dal 2003. Ha studiato Scienze economiche presso l'Unical di Cosenza e Scienze politiche all'università degli studi di Bari "Aldo Moro". Ha collaborato con il quotidiano "La Provincia cosentina". Dal 1998 dirige il periodico del territorio a sud di Cosenza, "La Voce del Savuto"; per alcuni anni ha diretto il mensile "Grimaldi 2000", edito dall'amministrazione comunale. Ed ancora, è stato editore e direttore responsabile de "La Voce del Savuto in Canada". È ideatore del "Premio Sabatum", un'importante rassegna che rende testimonianza ai protagonisti attivi delle arti, della cultura, delle scienze, dello spettacolo e del giornalismo che, negli anni, con passione e professione, hanno dato lustro alla terra del Savuto. Organizzatore di eventi, da un trentennio promuove concorsi letterari, mostre e rassegne culturali e musicali. Per 18 anni è stato direttore artistico del concorso regionale della canzone "Città di Rogliano". Studioso di tradizioni, da 22 anni pubblica "Il calendario del Savuto", ed è coautore in numerosi volumi sulla ricerca popolare. Nel 1980 ha pubblicato, insieme all'insegnante Brunella Aiello, "Trilogia della vita - Quannu sona la campana - Nascita, matrimonio e morte nella cultura contadina". È presidente dell'associazione culturale "Atlantide - Centro studi nazionale per le arti e la letteratura", con sede a Rogliano (Cosenza) e Pegli (Genova). Suona la chitarra e ama la pittura, la fotografia e la poesia.
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