SENZA FILTRO - La sinfonia dei talebani col tesserino ZTL
di Massimo Reina
Apriti cielo: Beatrice Venezi alla Fenice.
di Massimo Reina
Apriti cielo: Beatrice Venezi alla Fenice.
di Giovanni Macrì
La strage sul lavoro continua.
Nessuno avrebbe potuto immaginare che, ieri pomeriggio, la giornata lavorativa del 61enne Raimondo Maimone, stimato professionista e curatore di allestimenti di grandi eventi, titolare della ditta individuale: “Sicil Audio Service”, avrebbe avuto un tragico epilogo. La vita dell'uomo, infatti, è stata spezzata da un destino infame mentre era impegnato in lavori di ammodernamento tecnologico della cava, all’interno di un’azienda, la Co.M.Man, che si occupa di movimento terra, scavi e demolizioni sita nella zona artigianale di Larderia Inferiore (ME).
La storia di un ragazzo di 14 anni che ha scelto di morire per il peso insostenibile delle umiliazioni
di Monica Vendrame
Un ragazzo di soli 14 anni ha deciso di togliersi la vita.
Charlie Kirk è stato ucciso, e per i sanguinari radical chic è festa in barba ai valori di toleranza e democrazia di cui si professano paladini
di Massimo Reina
Qualche giorno fa è morto Charlie Kirk.
di Massimo Reina
“Purghe contro chi non condanna l’omicidio di Kirk”. Letto così, uno pensa subito alle epurazioni staliniane, ai gulag, ai plotoni di esecuzione per chi non alza il pugno al momento giusto. Poi leggi l’articolo e scopri che, sorpresa: non ci sono affatto purghe. Non c’è la NKVD che bussa alle porte. Ci sono semplicemente funzionari, medici e insegnanti sospesi o licenziati perché sui social hanno celebrato un omicidio politico.
Già, perché l’influencer di destra Kirk è stato assassinato, e qualche buontempone ha pensato bene di brindare alla sua morte. Ora, ditemi voi: vi fidereste di un medico che festeggia la pallottola in testa di chi non la pensa come lui? O di un insegnante che posta cuoricini sulla tomba di un avversario politico? Ma per la Repubblica è più chic titolare “purghe”. Fa più brivido, più like, più indignazione prêt-à-porter. Che importa se la realtà è banale: gente che esalta un omicidio viene cacciata dal proprio posto. Non repressione, ma semplice buon senso.
E se proprio vogliamo parlare di “purghe”, magari rivolgiamoci a casa nostra, dove la finta sinistra attuale si è fatta maestra nel censurare, boicottare e silenziare chi non la pensa come lei. Con la differenza che in Italia non serve neanche applaudire un omicidio: basta avere un’opinione sgradita.
Ovviamente, quando a Washington c’era Biden, andava bene tutto: perfino reparti speciali di polizia composti da reduci di Iraq e Siria che sfondavano le porte dei cittadini comuni come fossero case a Falluja, senza rispetto di leggi o garanzie. Silenzio di tomba. Ma se oggi uno osa ruttare in faccia al beniamino di turno dei radical chic finto-sinistra, amanti del woke, allora sì che scatta l’urlo al “fasSsismo”, con tre esse e possibilmente le lacrime di contorno.
La crisi della ristorazione non si risolve scaricando i costi sui clienti, ma garantendo condizioni di lavoro dignitose
di Monica Vendrame
A Bologna un locale ha deciso di provarci: introdurre una mancia obbligatoria del 5% per rafforzare gli stipendi di camerieri e cuochi. L’idea, di per sé semplice, ha però acceso subito il dibattito. Perché tocca un punto dolente: nessuno nega che chi lavora in sala o in cucina meriti di più, ma resta la sensazione che il peso venga scaricato altrove.
Il fatto è che quella “mancia” non è una mancia. È un rincaro, chiamato con un altro nome. Mascherato da contributo solidale, certo, ma sempre un aumento del conto che finisce sul cliente. I ristoratori spiegano che con margini ridotti all’osso non riuscirebbero a sostenere un rinnovo contrattuale. E che senza soluzioni alternative, molti locali rischiano la chiusura. È un argomento comprensibile, ma non sufficiente.
Perché la crisi della ristorazione non nasce oggi, e tantomeno si risolve con un 5% in più sullo scontrino. Restano lì i nodi che tutti conoscono e pochi hanno il coraggio di affrontare: il lavoro nero, gli straordinari che non compaiono in busta paga, le paghe base che restano troppo basse. Finché questi aspetti non verranno toccati, ogni tassa occulta imposta ai clienti sarà poco più di una toppa, non una cura.
Aiutare un settore in difficoltà è giusto. Ma la risposta non può essere sempre la stessa: allungare lo scontrino. La vera partita si gioca altrove, nei contratti rispettati, in condizioni di lavoro più eque, in un modello che non scarichi i suoi limiti esclusivamente sui consumatori.
Un Paese può aprirsi e contaminarsi, ma senza rinunciare alle proprie radici né accettare crudeltà
di Monica Vendrame
Basta poco, oggi, per accendere lo scontro identitario.
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