di Monica Vendrame
Il Codice della Strada potrebbe cambiare ancora.
Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha avviato un confronto con oltre cento operatori e associazioni del settore, raccogliendo osservazioni e proposte in vista di una nuova revisione delle norme sulla circolazione.
Si tratta, è bene precisarlo, di interventi ancora in fase di studio e non di norme già entrate in vigore. Il progetto punta a semplificare il sistema, aumentare la digitalizzazione dei controlli e rendere le sanzioni maggiormente proporzionate alla gravità delle infrazioni, mantenendo al centro la sicurezza stradale.
Patente B a 17 anni con guida accompagnata
Tra le novità destinate a suscitare maggiore attenzione c'è la possibilità di conseguire la patente B a 17 anni, nell'ambito di un sistema di guida accompagnata.
La modifica è legata alla nuova disciplina europea sulle patenti, che consente ai diciassettenni di ottenere la patente per l'auto, mantenendo fino al compimento dei 18 anni l'obbligo di guidare con un accompagnatore secondo le condizioni stabilite dai singoli Stati.
In Italia, in realtà, una forma di guida accompagnata esiste già: chi ha compiuto 17 anni ed è in possesso di determinate categorie di patente, come la A1 o la B1, può già esercitarsi alla guida di un'automobile seguendo uno specifico percorso autorizzato.
La novità europea è però più ampia perché riguarda il conseguimento vero e proprio della patente B a 17 anni.
Tra le ipotesi allo studio rientra inoltre un ampliamento dei percorsi che permettono ai giovani di acquisire esperienza alla guida anche partendo dalle categorie di patente conseguibili a 16 anni, comprese quelle previste per alcuni quadricicli.
Il MIT intende inoltre anticipare l'età per il conseguimento della patente C1 e agevolare l'accesso alla CQC, necessaria per l'attività professionale di autotrasportatore. Una misura che avrebbe anche una finalità occupazionale, in un settore da tempo alle prese con la carenza di conducenti.
Multe, stop agli aumenti automatici legati all'inflazione
Uno dei capitoli più significativi della possibile riforma riguarda le sanzioni.
Il progetto punta a superare l'adeguamento biennale automatico delle multe all'inflazione, sostituendolo con un sistema meno rigido e maggiormente collegato all'effettiva gravità delle infrazioni.
Le attuali numerose fasce sanzionatorie potrebbero inoltre essere sensibilmente ridotte, con l'obiettivo di rendere il sistema più semplice e comprensibile per gli automobilisti.
Eccesso di velocità, al vaglio le multe progressive
Tra le ipotesi circolate nel confronto sulla revisione del Codice della Strada c'è anche quella di introdurre sanzioni progressive per l'eccesso di velocità, commisurate in maniera più precisa all'entità dello sforamento.
Secondo alcune anticipazioni, il meccanismo potrebbe prevedere 10 euro aggiuntivi per ogni chilometro orario oltre il limite in autostrada e 5 euro sulle strade a scorrimento più lento.
Si tratta, tuttavia, di un'ipotesi ancora al vaglio e non di importi definitivamente stabiliti dal Ministero.
La direzione indicata dal MIT appare comunque chiara: ridurre il numero delle fasce sanzionatorie e rendere le multe più direttamente proporzionate alla pericolosità della condotta.
Tra le proposte figura inoltre una revisione delle sanzioni per alcune violazioni considerate meno gravi o meno pericolose, come determinate irregolarità nella sosta dei veicoli a due ruote.
Verbali da remoto: notifiche da 90 a 30 giorni
Potrebbero cambiare anche i tempi per ricevere le multe.
Per le violazioni accertate attraverso autovelox, telecamere o altri dispositivi elettronici, il termine per la notifica potrebbe scendere dagli attuali 90 a 30 giorni.
Allo studio c'è inoltre una procedura di autotutela più semplice, che dovrebbe consentire ai cittadini di chiedere con maggiore facilità l'annullamento dei verbali contenenti errori formali o evidenti inesattezze.
Stretta sui veicoli senza assicurazione
Sul fronte opposto, quello dei comportamenti considerati maggiormente pericolosi, il progetto prevede una stretta sulla circolazione dei veicoli privi di copertura assicurativa.
L'obiettivo è utilizzare in maniera più estesa l'incrocio tra le banche dati della Motorizzazione e i dispositivi elettronici installati sulle strade, così da individuare più rapidamente i mezzi non in regola.
Tra le ipotesi compare anche il cosiddetto “divieto di marcia digitale”: una volta accertata telematicamente l'assenza di assicurazione e in mancanza di regolarizzazione, al primo successivo controllo fisico potrebbe scattare direttamente il sequestro del veicolo.
Anche l'intelligenza artificiale entra nei controlli stradali
In questo scenario si inserisce il crescente ricorso alla tecnologia per il controllo della circolazione.
Nel corso del 2026 sono stati annunciati anche sistemi di videosorveglianza dotati di intelligenza artificiale, capaci di individuare diverse situazioni irregolari.
Sulla Firenze-Pisa-Livorno, ad esempio, sono stati presentati sistemi in grado di rilevare comportamenti come l'utilizzo del telefono durante la guida o il mancato uso delle cinture e di incrociare i dati del veicolo per verificare eventuali irregolarità relative a revisione o assicurazione.
Non si tratta, quindi, di una specifica misura contenuta nella riforma del Codice della Strada, ma di un esempio concreto della direzione verso cui si stanno muovendo i controlli: sempre più automatizzati, digitali e collegati alle banche dati pubbliche.
Casco e contrassegno per i cicli a propulsione
Novità sono allo studio anche per le nuove forme di mobilità urbana.
Su questo punto occorre però fare una distinzione importante: il MIT non parla genericamente di obbligo di casco e targa per tutte le biciclette elettriche a pedalata assistita, ma introduce una disciplina specifica per i cosiddetti “cicli a propulsione”.
Si tratta di mezzi con caratteristiche differenti dalle normali biciclette elettriche, sempre più diffusi anche nel settore delle consegne a domicilio.
Per questi veicoli potrebbe essere introdotto l'obbligo del casco e di un contrassegno identificativo, una sorta di targa che permetterebbe di riconoscere il mezzo e risalire più facilmente al suo utilizzatore in caso di violazione.
Per le biciclette tradizionali e quelle a pedalata assistita viene invece valutato, tra le altre misure, l'obbligo del casco per i conducenti più giovani.
In autostrada possibile il superamento a destra
Il progetto interviene anche sulla circolazione nelle autostrade e sulle strade con almeno tre corsie.
Potrebbe essere formalizzato in maniera più chiara il principio della circolazione per file parallele, consentendo in determinate condizioni di superare sulla destra i veicoli presenti nelle corsie adiacenti.
Non si tratterebbe quindi di una liberalizzazione indiscriminata del sorpasso a destra, che resterebbe vietato nelle situazioni ordinarie, ma della possibilità di procedere più velocemente rispetto alla fila che si trova alla propria sinistra quando ciò deriva dal normale andamento del traffico.
Moto sulla corsia di emergenza quando il traffico è bloccato
Un'altra proposta riguarda i motociclisti.
In presenza di incidenti, traffico completamente bloccato o forti rallentamenti, potrebbe essere consentito alle moto di utilizzare la corsia di emergenza per procedere a velocità ridotta.
La possibilità sarebbe comunque subordinata alla condizione fondamentale di lasciare sempre libero il passaggio ai mezzi di soccorso.
Più tutele per le persone con disabilità
La revisione del Codice punta anche a rafforzare l'utilizzo del CUDE, il Contrassegno Unificato Disabili Europeo, attraverso la piattaforma nazionale che permette di riconoscere i veicoli autorizzati anche fuori dal Comune di residenza.
L'obiettivo è rendere più semplice la mobilità delle persone con disabilità ed evitare che chi possiede regolarmente il contrassegno venga sanzionato quando si sposta da un Comune all'altro.
Il progetto prevede una maggiore adesione delle amministrazioni locali alla piattaforma e sistemi più coordinati per il riconoscimento automatico delle targhe autorizzate.
Il 70% dei proventi delle multe alla sicurezza stradale
Cambierebbe infine anche la destinazione degli incassi derivanti dalle sanzioni.
Secondo il progetto, il 70% dei proventi delle multe dovrebbe essere destinato all'ente proprietario della strada, con l'obbligo di utilizzarlo per interventi di manutenzione, segnaletica e sicurezza.
Il restante 30% rimarrebbe invece all'ente accertatore, per sostenere le spese legate alle attività di controllo, accertamento e notifica delle violazioni.
Il nuovo intervento sul Codice della Strada, dunque, non è ancora legge e molte delle misure potranno essere modificate nel corso del confronto con associazioni, operatori e categorie interessate.
La direzione della riforma, però, comincia a delinearsi: maggiore severità nei confronti delle condotte realmente pericolose, multe più proporzionate, controlli sempre più tecnologici e procedure più semplici per gli automobilisti.
Dalla patente a 17 anni alle sanzioni progressive, dal controllo digitale delle assicurazioni fino alle nuove regole per moto e cicli a propulsione, il Codice della Strada potrebbe quindi prepararsi a un'altra trasformazione significativa.

