di Vito Sorrenti
Nell’approssimarsi della data del referendum, quando ognuno di noi si recherà al seggio elettorale per dare il suo assenso o meno alle modifiche costituzionali apportate dal governo, è doveroso ricordare che la Costituzione democratica della Repubblica italiana è fondata sul principio dell’equilibrio dei poteri.
Proprio perché i padri e le madri costituenti uscivano da una dittatura, e dunque da un sistema totalitario, vollero impedire con ogni cura il concentrarsi del potere in un solo organo decisionale, disegnandola in modo che ogni potere fosse limitato da un altro, che ogni funzione fosse sottoposta a controllo, che ogni decisione incontrasse un diritto istituzionale di riserva.
Alla luce di ciò, la nostra Costituzione va vista come un capolavoro assoluto, frutto di equilibrio e visione. E ogni tentativo di modifica, anche attraverso piccoli interventi, può comportare il rischio di incrinare l’armonia complessiva e la solidità della sua struttura, che si fonda su delicati bilanciamenti.
In altre parole, chi andrà a votare dovrebbe avere consapevolezza dell’importanza del suo voto, come se fosse chiamato a dare il suo benestare a interventi sulla cupola di San Pietro, il capolavoro di Michelangelo, sapendo che ogni intervento può alterarne l’armonia e la bellezza o, nei casi peggiori, comprometterne l’integrità.

