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di  Monica Vendrame

Nicola Pietrangeli è morto a 92 anni. Una notizia attesa, per certi versi, ma che lascia comunque un vuoto nel mondo dello sport italiano, e non solo.

Alcuni addii arrivano così, li senti avvicinarsi da lontano, eppure quando bussano alla porta il loro peso non è meno grave. Quello di Pietrangeli è uno di questi. Perché certe figure, quelle che hanno scritto la storia non solo con i trofei ma con il loro carattere, finiscono per sembrare eterne.

A ricordarlo con parole pulite e sincere è stata Licia Colò, che ha parlato dell'uomo, prima ancora del campione. «L’ho visto cinque giorni fa», ha detto. «Stava molto male, ma continuava a fare battute. Si lamentava di essere stanco di essere stanco. Adesso si è liberato».

Colò non ha fatto mistero di quello che le ha lasciato: «Mi innamorai del suo coraggio. Era trasparente, non aveva paura di dire quello che pensava. In una società di equilibristi, lui era un maestro di vita».
E quell’amore, col tempo, è diventato stima e affetto sincero: «L’amore può cambiare, e quando merita si trasforma. Per me è stato un maestro».

Certo, Pietrangeli è stato il primo italiano a vincere uno Slam, il Roland Garros del 1959, e poi ancora nel 1960. Ha collezionato 67 titoli, due vittorie agli Internazionali d’Italia, ed è arrivato a essere il numero 3 del mondo in un'epoca in cui il tennis era un altro sport, più rude e meno glamour.

Ma è stato, soprattutto, un uomo che divideva. Come ha ricordato la stessa Colò: c'era chi lo amava e chi proprio no. E se ci pensi, è il marchio di fabbrica delle personalità autentiche, che non scendono a compromessi.

Lo sanno bene i compagni di una vita. Adriano Panatta, suo amico e complice in mille avventure, lo ha ricordato con un sorriso: «Era mio amico. Ci beccavamo, era un gioco. Abbiamo giocato, viaggiato, fatto vacanze insieme. Nicola era straordinario: un campione assoluto e un personaggio unico».

E lo sapeva anche chi, come Stefano Pescosolido, nella squadra azzurra ha respirato la sua eredità: «Perdiamo una leggenda. Aveva un’eleganza unica, uno dei rovesci più belli della storia. E in Coppa Davis rimane un simbolo: record di partite giocate e vinte».

Persino da capitano, nel 1976, seppe fare il miracolo di tenere unito un gruppo di teste calde e di portarlo alla vittoria.

Mercoledì, come lui voleva, la camera ardente sarà allestita nel suo stadio, al Foro Italico. Dalle 9 alle 12 l’ultimo saluto, poi la commemorazione. Nel pomeriggio, i funerali alla Gran Madre di Dio, a Ponte Milvio.

Sarà un addio senza orpelli. Come capita ai grandi: se ne vanno in silenzio, e il ricordo prende il loro posto.

Quello che resta oggi, più della lista dei titoli o dell’ingresso nella Hall of Fame (dove è l’unico italiano), è il ricordo di un uomo che non ha mai cercato il consenso a tutti i costi. Che non ha nascosto le sue opinioni, né le sue debolezze.
Un uomo che, fino alla fine, ha saputo trovare il sorriso.

Forse è proprio questo che Licia Colò augura quando dice: «Mi auguro che da lassù continui a divertirsi, a sorridere e a fare battute».

Ed è forse questo che ci tocca oggi: l'idea di Pietrangeli che, finalmente libero dalla stanchezza, ritrova la sua leggerezza.

Un campione nello sport, senza dubbio. Ma soprattutto, come dicono quelli che lo conoscevano bene, un campione nel vivere.

 

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Info Autore
Monica Vendrame
Author: Monica Vendrame
Biografia:
Vive a Pegli, affacciata sul mare di Genova. Direttrice editoriale del quotidiano online La Voce agli Italiani, redattrice de "La Voce del Savuto", unisce rigore giornalistico e sensibilità umana, occupandosi di attualità, cultura e temi sociali. Vicepresidente dell’Associazione culturale Atlantide, promuove eventi e progetti dedicati all’arte e alla parola. Scrittrice e poetessa, sta lavorando al suo primo volume di liriche. Ama la fotografia, la lettura, l’arte in ogni forma e ha uno sguardo attento alle sfumature della vita.
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