Con La pace è femmina (Neos Edizioni, 2025), Imma Schiena costruisce una delle esperienze poetiche più intense e simboliche della recente produzione letteraria contemporanea.
La silloge si muove tra denuncia civile, riflessione filosofica e tensione umana, trasformando il verso in uno strumento di resistenza morale contro la disumanizzazione del presente.
L’opera nasce con una vocazione internazionale grazie alle traduzioni di Marina Schirone, Taghrid Bou Merhi e Rosario Vera Romero, che amplificano il messaggio poetico oltre ogni confine linguistico e culturale. Il libro si sviluppa lungo due direttrici ben definite: una prima parte profondamente umana e carnale, dove la pace assume il volto della donna e della maternità; una seconda sezione che approda invece al Realismo Terminale, mostrando un mondo dominato dagli oggetti, dalla materia e dalla progressiva perdita del sacro.
Imma Schiena attraversa il dolore delle donne, la guerra, l’assenza, il silenzio e la solitudine contemporanea, costruendo una poesia che diventa testimonianza collettiva e grido universale. Nella prima parte la pace è “femmina verace”, forza generatrice capace di custodire la vita; nella seconda si trasforma in una “statua di piombo”, pesante simbolo di un’umanità ormai costretta a sopravvivere tra le macerie spirituali della modernità.
Di seguito l’analisi integrale dell’opera.
In “La pace è femmina” (Neos Edizioni, 2025), Imma Schiena non scrive per sé, ma presta la propria voce a un’eco globale. La silloge nasce già corale, grazie alle traduzioni di Marina Schirone, Taghrid Bou Merhi e Rosario Vera Romero, che trasformano il verso in un ponte tra culture. L'opera si articola in una struttura bipartita che segna un'evoluzione stilistica e concettuale: una prima sezione, “Prima del Realismo Terminale”, e una seconda, “Verso il Realismo Terminale”. Questa divisione non è solo formale, ma rappresenta il passaggio dalla carne del dolore alla ruggine dell'oggetto.
L’Essenza del Termine “Femmina”: Perché la Pace non può essere Uomo
Nella prima parte, il cuore filosofico risiede nell'identità tra donna e pace. La scelta del termine "femmina" è ontologica: la donna contiene il seme della vita e non può generare morte. La pace è femmina perché, come la natura femminile, è "casa" e feconda il silenzio attraverso un amore che "lascia morire l'odio". Eppure, a questa centralità biologica corrisponde un’assenza politica drammatica: Schiena denuncia che, tra il 1992 e il 2019, solo il 6% dei firmatari dei trattati di pace sia stato donna.
In questa sezione, Imma Schiena stabilisce le coordinate di una resistenza poetica che affonda le radici nell'umanesimo e nella sacralità della vita. Se il Realismo Terminale tenderà a oggettivare l'esistenza, qui l'autrice compie l'operazione opposta: umanizza l'assoluto e dà un corpo vibrante ai concetti teorici.
La Pace è Femmina e la Fisicità del Sacro
La Pace cessa di essere un’astrazione politica o un ideale etereo per farsi "femmina verace".
Corpo e Sofferenza: La Pace ha occhi, mani prive di catene e un "cuore trafitto dall'indifferenza". È una figura che si offre interamente, unendo la sacralità del femminile a una venatura di sofferenza profondamente terrena e carnale.
Il Baricentro dell'Esistenza: Attraverso il verso "Per la sua femminilità noi esistiamo", Schiena sposta il fulcro dell'essere. Non può esserci un "noi" collettivo senza la pace, proprio come non può esserci vita senza il grembo materno; la pace diventa così la condizione biologica e spirituale della nostra sopravvivenza.
L’Eirene Mitologica: La chiusura della poesia è una folgorazione che lega il mito al domani: la Pace che si unisce alla Libertà per generare il "Futuro" rappresenta l'unica risposta possibile al naufragio dell'umanità contemporanea.
Le Donne di Kabul: Il Reportage dell'Anima
Dall'ontologia si passa alla cronaca del dolore, dove la poesia si fa denuncia del martirio dell'invisibilità.
Il Tempo Accelerato: La Schiena descrive la tragedia delle "donne premature": bambine che, svegliandosi all'alba in terre maledette, sono già donne perché private di infanzia e carezze. È un'accusa durissima verso i padri e la terra che le ha generate solo per vederle soffrire.
Il Vento sotto il Velo: Il velo non è descritto come semplice indumento, ma come un confine sonoro dove la voce "rimbomba" tra le dune. Rappresenta lo spazio tra l'esistenza negata e il grido di umanità di chi muore continuamente nel silenzio del mondo.
Esistere e Resistere: Il binomio "esistere e resistere" diventa il manifesto di queste donne. Il loro è un coraggio che supera l'ego, capace di affidare i propri figli al ventre della terra o alle acque del mare pur di salvarli, piantando "il cuore dell'umanità nei loro occhi".
Sintesi della Prima Parte
Questa sezione è caratterizzata da una visione generatrice. La Pace e la Donna sono la stessa sostanza: una forza che dimentica le offese, lascia morire l'odio e sa aspettare. È una poesia di "carne e vento" che prepara il lettore allo scontro con la materia fredda della seconda parte della silloge, ricordandoci che prima degli oggetti e della ruggine, esiste un'umanità che grida il proprio diritto alla vita.
L’Evoluzione: Verso il Realismo Terminale
Nella seconda parte della silloge, Imma Schiena interiorizza la lezione di Guido Oldani, mostrando come l'oggetto abbia saturato l'umano e il sacro.
Il cappotto: L'Uomo come Ingranaggio Arrugginito: La natura smette di essere tempio; la neve diventa "zucchero filato" e il mondo un "frigorifero". L'anima subisce l'ossidazione della "ruggine sul ferro" e l'individuo "infila il mondo come un cappotto freddo" in un viaggio di sola andata.
La tavola spoglia: Il Sacro che "Rimbalza": Il quotidiano meccanico capovolge il rapporto con lo spirituale; il sugo "sobbolle come tintinnio di campane" e l'omelia "rimbalza come la palla di bimbi", incapace di penetrare la barriera degli oggetti. La pace diventa un prodotto di consumo, un "gelato aspro che si scioglie in bocca".
Il Passaggio Definitivo: La bandiera della pace
In questo componimento, l'ideale cede il passo alla materia industriale. La Pace perde la sua leggerezza eterea per diventare una "statua di piombo", un corpo metallico dal peso insostenibile. Per sorreggerla non bastano più le braccia umane, ma servono "fili d'acciaio": l'immagine terminale per eccellenza dove lo strumento tecnico è l'unico modo per tenere in piedi ciò che resta dell'umano. La bandiera "non sventola", ma "non smette di volare" in un volo meccanico e ostinato sopra una terra che è solo un "eco che si sgretola".
Sintesi Critica della Seconda Parte
Se la prima parte della silloge celebra la “Pace Femmina” come forza generatrice di vita, questa seconda sezione denuncia “l'ammucchiamento degli oggetti” che rende l'uomo un naufrago tra "cappotti freddi" e "tavole spoglie". La bandiera di piombo compie il suo volo meccanico e ostinato sopra una terra che è ormai solo un "eco che si sgretola". È la rappresentazione definitiva della condizione terminale: l'ideale è salvo solo a patto di farsi materia pesante e artificiale.

