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Dal 23 maggio al 6 giugno 2026 la città di Tuscania ospiterà la VII Edizione di “100 Artisti a PalazzoFani”, la  prestigiosa Mostra Collettiva Nazionale d’Arte promossa da ACTAS, appuntamento ormai atteso da artisti, appassionati e collezionisti provenienti da tutta Italia.

Tra i protagonisti dell’edizione 2026 spicca ancora una volta il nome di Roberto Mendicino, che per il terzo anno consecutivo ha superato la selezione della commissione artistica, confermando la continuità e la qualità del suo percorso creativo.

L’artista aveva presentato tre opere alla commissione giudicatrice, la quale ha scelto di esporre “Cattedrale nel deserto”, un intenso olio su tela realizzato nel 2025, formato 50x70 cm. L’opera sarà quindi parte integrante della collettiva che vedrà riuniti cento artisti selezionati da ogni parte d’Italia, in un dialogo ricco di linguaggi, sensibilità e visioni contemporanee.

L’inaugurazione ufficiale della mostra si terrà il 23 maggio 2026 alle ore 18:00, con welcome drink e apertura al pubblico nelle suggestive sale di Palazzo Fani. La manifestazione si concluderà il 6 giugno 2026 alle ore 17:00 con il finissage e la consegna degli attestati agli artisti partecipanti.

La partecipazione consecutiva di Roberto Mendicino a una rassegna nazionale così significativa rappresenta un importante riconoscimento artistico e testimonia la forza espressiva della sua ricerca pittorica. “Cattedrale nel deserto” si preannuncia come una delle opere capaci di catturare l’attenzione del pubblico grazie alla sua intensità visiva e alla profondità evocativa del titolo stesso.

L’evento si conferma non solo come una grande esposizione collettiva, ma anche come un momento di incontro culturale dove arte, emozioni e confronto diventano protagonisti assoluti.

 

Recensione dell’opera ”Cattedrale nel deserto”, a cura dell’artista

Cattedrale nel deserto, olio su tela, 50x70, 2025

In Cattedrale nel deserto ho voluto offrire una visione simbolica e poetica dell’isolamento, dell’immobilità e della fede sospesa nel tempo. Quest’opera, un olio su tela 50x70 realizzato nel 2025, è dominata da toni freddi e avvolta da una luce lunare quasi ipnotica. Ho immaginato una chiesa incastonata in un paesaggio surreale, sospeso tra dune e onde, come se appartenesse a una dimensione fuori dal tempo e dallo spazio.

La “cattedrale”, simbolo per eccellenza di spiritualità e comunità, qui si erge solitaria in un ambiente deserto e apparentemente inospitale. In essa ho voluto rappresentare la resistenza della fede – o dell’arte – in un mondo vuoto o disgregato. Le linee morbide e fluide del terreno, tracciate con un gesto che richiama movimenti acquatici, contrastano volutamente con la solidità rigida dell’edificio sacro, per accentuare quel senso di smarrimento e di sogno che permea tutta la scena.

Un dettaglio che considero particolarmente significativo è l’inclinazione del campanile, che sembra flettersi all’indietro. Non si tratta di un errore prospettico, ma di una scelta compositiva precisa: desideravo che la chiesa apparisse come sul punto di essere trascinata dalle onde-dune che si muovono attorno a essa, quasi che l’intero paesaggio fosse in metamorfosi. Tuttavia, l’edificio resiste, immobile, come in preghiera sotto la luna piena.

La luna, presenza silenziosa e potente, illumina senza scaldare. È complice e testimone. Nel suo pallore remoto ho voluto suggerire una voce muta che dialoga con la cattedrale: entrambe solitarie, entrambe eterne, entrambe al di là del bisogno umano di spiegazione.

Il titolo Cattedrale nel deserto gioca con l’ambiguità del linguaggio comune, dove l’espressione indica un’opera grandiosa ma inutile. In questo caso, invece, quella solitudine è ciò che dà senso e potenza all’immagine. La cattedrale non è abbandonata: è semplicemente altrove. È una cattedrale della mente, immersa in un deserto interiore o spirituale. È la metafora della bellezza che non chiede pubblico, della fede che non ha bisogno di consenso, dell’identità che resiste anche quando tutto intorno sembra dissolversi.

Con questo dipinto invito chi lo osserva al raccoglimento, alla contemplazione e alla resistenza dell’anima. È un sogno lucido, un luogo in cui smarrirsi diventa anche un modo per ritrovarsi. 

(Roberto Mendicino) 

 

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Info Autore
Monica Vendrame
Author: Monica Vendrame
Biografia:
Vive a Pegli, affacciata sul mare di Genova. Direttrice editoriale del quotidiano online La Voce agli Italiani, redattrice de "La Voce del Savuto", unisce rigore giornalistico e sensibilità umana, occupandosi di attualità, cultura e temi sociali. Vicepresidente dell’Associazione culturale Atlantide, promuove eventi e progetti dedicati all’arte e alla parola. Scrittrice e poetessa, sta lavorando al suo primo volume di liriche. Ama la fotografia, la lettura, l’arte in ogni forma e ha uno sguardo attento alle sfumature della vita.
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