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di Giovanni Macrì

Le opere di “Fiumara d’Arte” rappresentano uno dei progetti artistici più originali e discussi del panorama italiano contemporaneo, un percorso unico tra arte, natura e spiritualità. Insomma, un progetto visionario che raccoglie opere monumentali di vari artisti contemporanei. Situato in provincia di Messina, lungo l’antica “Valle dell’Halaesa” della fiumara di Tusa, tra i Nebrodi e la costa tirrenica della Sicilia, questo museo a cielo aperto unisce arte, paesaggio e provocazione culturale.

Nata negli anni Ottanta per iniziativa dell’imprenditore e mecenate Antonio Presti, la “Fiumara d’Arte” si sviluppa come un percorso di installazioni monumentali immerse nella natura. L’idea alla base del progetto era ambiziosa: trasformare un territorio marginale in un laboratorio artistico capace di attrarre attenzione internazionale, rompendo gli schemi tradizionali dell’esposizione museale.

 Tra le opere più iconiche spicca il “Monumento per un poeta morto”, realizzato da Tano Festa e ribattezzato dai visitatori “Finestra sul mare”, proprio per il suo impatto visivo. Si tratta di una grande struttura in cemento affacciata sull’orizzonte marino che incornicia il paesaggio, invitando lo spettatore a una riflessione sul rapporto tra uomo e natura. L’opera introduce una dimensione più intima e malinconica, quasi a voler ricordare il ruolo dell’arte come custode della memoria collettiva.

 Non meno suggestivo è il “Labirinto di Arianna”, opera di Italo Lanfredini, che si snoda come un percorso simbolico tra mito e introspezione.

 Un’altra installazione di forte impatto è la “Piramide - 38° Parallelo” di Mauro Staccioli, del 2010, una piramide in acciaio corten che domina il paesaggio e diventa luogo di incontro tra arte e spiritualità, soprattutto durante gli eventi legati al solstizio d’estate.

 “Arethusa” è il nome di un’opera decorativa realizzata nel 1990 da Piero Dorazio e Graziano Marini per il parco Fiumara d’Arte.

 A rafforzare il valore simbolico del percorso contribuiscono anche altre installazioni disseminate lungo il tragitto, ciascuna con un’identità forte e riconoscibile. Tra queste, l’opera: “Energia Mediterranea”, di Antonio Di Palma si distingue per le sue forme dinamiche e per il dialogo costante con il vento e la luce, elementi naturali che ne modificano la percezione nel corso della giornata.

 Di grande impatto è anche “Una curva gettata alle spalle del tempo”, opera di Paolo Schiavocampo, che si impone nel paesaggio come una riflessione sul tempo e sulla memoria, temi ricorrenti nell’intero progetto della Fiumara. Le sue linee spezzate e il materiale grezzo evocano un senso di sospensione tra passato e presente.

 La storia dell’Associazione Culturale Fiumara d’Arte inizia nel 1982, quando, a seguito della morte del padre, Presti commissiona a Pietro Consagra la creazione di una gigantesca scultura in cemento armato, alta 18 metri. L’opera, che dà il via al percorso d’arte, fu creata nel 1986 e intitolata  “La Materia Poteva non Esserci”.

 Dopo il 1989, viene inaugurata l’opera: “Stanza di barca d’oro” dell’artista giapponese Hidetoshi Nagasawa sul torrente Romei; un vano ipogeo, introdotto da un corridoio sotterraneo di 35 metri rivestito di lastre metalliche, nel quale si evidenzia la sagoma di una barca capovolta rivestita di foglie d’oro, raccordata al suolo dal suo albero maestro in marmo rosa.

 Negli ultimi anni, il progetto si è ulteriormente evoluto grazie a nuove iniziative culturali e performative promosse da Antonio Presti. Tra queste, particolare rilievo assume l’Atelier sul Mare, un albergo-museo dove ogni stanza è concepita come un’opera d’arte, offrendo ai visitatori un’esperienza immersiva e sensoriale unica nel suo genere.

 Nel 2019 viene inaugurata l’opera: “Controesodo”, realizzata da fotografi amatoriali e professionisti: dove opere fotografiche su manifesti sono affiancate da frasi tratte dal Cantico di San Francesco. Il senso è quello di ritrovare i valori, l’identità, gli ideali e le radici della propria terra natia.

Parallelamente, eventi come il “Rito della Luce”, momento artistico e spirituale che si celebra annualmente durante il solstizio d’estate (solitamente il 21-22 giugno) presso la Piramide 38° Parallelo di Mauro Staccioli, continuano ad attrarre pubblico e artisti da tutto il mondo, trasformando la valle in un palcoscenico dove arte, natura e spiritualità si incontrano.

 In queste occasioni, le installazioni diventano scenografie vive, amplificate da performance, musica e partecipazione collettiva.

Nonostante le difficoltà burocratiche e le sfide legate alla valorizzazione del territorio, la Fiumara d’Arte continua a rappresentare un modello alternativo di fruizione culturale. Un luogo in cui l’arte esce dagli spazi chiusi per confrontarsi direttamente con il paesaggio e con la comunità, generando un dialogo continuo tra estetica e identità.

In un’epoca in cui si parla sempre più di sostenibilità e rigenerazione territoriale, questo parco di sculture si configura come un esempio virtuoso: un progetto capace di trasformare il silenzio delle periferie in una voce potente, capace di raccontare storie, emozioni e visioni.

Nel corso degli anni, la Fiumara d’Arte ha suscitato non poche polemiche, soprattutto per questioni legate alle autorizzazioni e alla gestione del territorio. Tuttavia, proprio queste tensioni hanno contribuito a renderla un simbolo di resistenza culturale e di libertà espressiva.

Oggi, il parco è riconosciuto come una delle esperienze più significative di “land-art” in Italia, capace di attrarre visitatori, studiosi e appassionati. La sua forza risiede nella capacità di coniugare arte contemporanea e paesaggio, trasformando un’area periferica in un punto di riferimento culturale.

In conclusione: la “Fiumara d’Arte” non è soltanto un insieme di opere, ma un viaggio: un percorso che invita a rallentare, osservare e interrogarsi, dove ogni installazione dialoga con l’ambiente circostante e con chi la attraversa. Un esempio concreto di come l’arte possa rigenerare territori e comunità, lasciando un segno profondo nel tempo. Quindi, più che mai, non è soltanto un museo all’aperto, ma un manifesto culturale: un invito a ripensare il rapporto tra uomo, arte e natura, in un equilibrio tanto fragile quanto necessario.

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Info Autore
Giovanni Macrì
Author: Giovanni Macrì
Biografia:
Medico chirurgo-odontoiatra in Barcellona Pozzo di Gotto (ME) dal 1982 dove vivo. Ho 65 anni e la passione per la scrittura è nata dal momento che ho voluto mettere nero su bianco parlando della “risurrezione” di mia figlia dall’incidente che l’ha resa paraplegica a soli 22 anni. Da quel primo mio sentito progetto ho continuato senza mai fermarmi trovando nello scrivere la mia “catarsi”. Affrontando temi sociali. Elaborando favole, romanzi horror, d’amore e polizieschi. Non disdegnando la poesia in lingua italiana e siciliana, e completando il tutto con l’hobby della fotografia. Al momento ho 12 pubblicazioni con varie case editrici.
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