A cento anni dalla nascita di Manlio Sgalambro, il volume edito da Pellegrini sul filosofo siciliano al centro del panorama intellettuale contemporaneo faro di lucida critica e profonda riflessione sul dominio delle lobby
di Mimma Cucinotta
Nel panorama intellettuale contemporaneo, l'opera di Manlio Sgalambro si erge come un faro di lucida critica e profonda riflessione.
Con freddezza e crudeltà, le lobby s'incatenano ai diritti delle popolazioni, elevando muri di leggi che, piuttosto che proteggere, sembrano fungere da baluardo corrotto di privilegi. È nel cuore di questa sconvolgente realtà che Sgalambro osa smascherare l'ipocrisia di una casta che ha abdicato ai propri doveri, rivelando un "immane mostro, acefalo e caotico" in cui la scienza, svuotata del suo significato, diventa strumento di dissimulazione.
Sgalambro, con il suo approccio spietato, non risparmia alcuna critica ai tronfi rappresentanti del potere, svelando le loro forme predatorie e la disonestà di costumi che permea una società sempre più appesantita dalla demagogia. “Leggere il giornale è attraversare un momento pericoloso della giornata”, afferma con toni angosciosi, raccontando una verità inquietante della nostra contemporaneità. È un quadro disperante, ma non senza un messaggio profondo: l’assenza di coscienza critica porta alla massificazione della comprensione, un fenomeno che minaccia l’autenticità del pensiero.
Pierfranco Bruni, nel saggio introduttivo al volume "Manlio Sgalambro. L'empietà del Greco siculo “evidenzia la presenza di un senso del tragico nelle opere del filosofo”. Si può dire che Sgalambro vada oltre il nichilismo, trovando una sorta di metafisica che attinge alle radici greche, riflettendo su un pensiero che si confronta con la caverna e l'isola, simboli di una ricerca più profonda. La sua intrinseca essenza filosofica non si limita a esplorare la crisi dei valori ma la riassume in un'intuizione del reale che si staglia contro il velo di Maya, di Schopenhauer. Questo velo, secondo Sgalambro, rende difficile discernere ciò che è vero da ciò che è illusorio, conferendo una dimensione quasi tragica alla condizione umana.
All’interno di questo pessimismo universale, tuttavia, si evince una speranza in una "intelligenza libera", contrapposta a quella asservita. L’analisi del filosofo emerge dalle sue esperienze umane, in cui la contemplazione dell’essere rivela la possibilità di un sapere oltre le costruzioni mentali imposte. Rivisitando i valori, Sgalambro invita a rovesciare il paradigma, abbracciando l'assolutezza dell'intuizione artistica, che si fonde perfettamente con quella filosofica. Il concetto di spazio estetico si fa portatore di una verità più profonda, capace di trascendere i limiti del pensiero tradizionale.
Al centro della riflessione sgalambriana si pone una questione cruciale: è possibile eliminare quel diaframma che oscura la nostra visione? L’arte stessa, per Sgalambro, diventa una via di accesso alla verità, un momento di sollievo dal dolore provocato da illusioni e inganni. In questo contesto si inserisce "Il cavaliere dell’intelletto", un’opera che celebra l’incontro tra musicalità e filosofia, firmata da Franco Battiato per la Regione Siciliana. Qui, la vera identità del pensiero sgalambriano emerge, un impero di idee e parole che sfida le convenzioni stabilite.
La nascita di Sgalambro nella storica Lentini, luogo intriso del mito della grecità, rappresenta un legame indissolubile con la tradizione filosofica occidentale. Attraendo influenze dall’orientalità, egli crea un dialogo fertile tra culture, traendo ispirazione dal proprio passato per offrire una narrazione nuova e originale. In questo viaggio, non è solo l'intelletto a partecipare, ma anche la coscienza collettiva di un'umanità che si interroga sull'essere e sul divenire.
Manlio Sgalambro emerge non solo come un critico della nostra epoca, ma come un pensatore che sfida le strutture consolidate del sapere. La sua visione ci invita a contemplare l'ineluttabile ordine del creato, portandoci a riflettere su quali verità siamo disposti a riconoscere e su quale realtà vogliamo realmente abitare. Quella di Sgalambro è dunque una chiamata all’azione, una sollecitazione a guardare oltre il velo di Maya per affermare una verità che è tanto scottante quanto liberatoria. I confini della conoscenza, effimeri e labili, possono trasformarsi in spazi di scoperta, così come l’arte può riparare le fratture dell’anima e restituirci un senso di meraviglia di fronte all'immensità del mistero.
Abstract de “La morte del sole è rimandata” il saggio di Mimma Cucinotta al volume Manlio Sgalambro l’empietà del greco Siculo. Pellegrini Editore. Diretto scientificamente da Pierfranco Bruni presidente Comitato Nazionale Celebrazioni Manlio Sgalambro Ministero della Cultura Mic. Presentazione ufficiale del volume al Salone Internazionale del Libro di Torino 2025.


